ALL'INTERNO DEL

Menabò n. 182/2022

14 Novembre 2022

Fabio Ranchetti, filosofo ed economista

Fabio Ranchetti, filosofo ed economista
Anna Florio e Bruna Ingrao, a due anni di distanza dalla morte di Fabio Ranchetti, economista e storico del pensiero economico presentano il volume Fabio Ranchetti, filosofo ed economista (Nerbini 2022), da loro curato, che raccoglie gli interventi in occasione della commemorazione di Ranchetti tenuta all’Università Cattolica di Milano nel 2021, integrati da altri scritti in memoria di colleghi e amici. Il volume include anche alcuni brevi saggi dello stesso Ranchetti.
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         Sono trascorsi poco più di due anni dal 21 ottobre 2020, giorno in cui Fabio Ranchetti è mancato a familiari, amici, colleghi, studenti, stroncato dal Covid. Fabio Ranchetti (1948-2020) è stato economista e storico del pensiero economico; nella sua ricerca ha combinato con competenza e passione la cultura umanistica e lo studio dell’economia politica, la riflessione filosofica orientata alla dimensione etica e lo sguardo critico sui problemi del mondo contemporaneo. Il suo ricordo rimane vivissimo tra i molti che lo hanno conosciuto e ne ammiravano la forte umanità e la serietà di studioso. Proprio in questi giorni è stato pubblicato il libro dedicato alla sua memoria da un gruppo di colleghi a lui legati da rapporti di amicizia e lavoro lungo l’intera vita.

         Il volume Fabio Ranchetti, filosofo ed economista (Nerbini 2022), da noi curato, trae origine dal seminario per ricordarne la figura di studioso, che si è svolto all’Università Cattolica di Milano il 21 ottobre 2021, a un anno dalla morte, organizzato dal Laboratorio di Analisi monetaria dell’Associazione per lo Sviluppo degli Studi di Banca e Borsa (diretto da Marco Lossani). Il volume raccoglie gli interventi presentati in quella partecipata commemorazione (rielaborati dagli autori per la pubblicazione) e aggiunge le voci di altri amici, che hanno voluto, anche loro, ricordare Ranchetti per il lavoro scientifico, l’impegno di docente e divulgatore, la personalità di uomo impegnato nella vita civile. Come curatrici del volume ci è parso che il ricordo sarebbe stato più ricco aggiungendo la voce di Fabio Ranchetti: alcuni suoi scritti brevi sono intervallati ai saggi di memoria e ricostruzione del suo pensiero; due testi significativi, non facilmente reperibili, chiudono il volume.

         Nella sezione iniziale, abbiamo condiviso il compito di presentare al lettore la biografia umana e scientifica di Fabio Ranchetti, così come da noi conosciuto non solo attraverso la lettura dei suoi lavori, ma nella conversazione amicale, nell’insegnamento o nel lavoro in comune. Come sa chi lo ha conosciuto, Fabio lasciava un’impronta non solo con la produzione accademica, ma con il dialogo e i racconti, come una di noi (Anna Florio) ricorda nella ricostruzione della sua biografia. Chiude la prima parte l’intenso scritto autobiografico, che Fabio aveva dedicato all’incontro con Don Lorenzo Milani, figura importante nel suo percorso di vita; lo scritto evoca la formazione ricevuta nell’ambiente familiare, al cui ricordo Fabio era molto legato. Nei primi anni ‘60, durante le vacanze pasquali a casa di sua nonna a Firenze, Fabio, ancora ragazzo, aveva occasione d’incontrare don Milani, amico di famiglia, chiamato a dire messa nella cappella e invitato a pranzo con alcuni dei suoi scolari. Annota: “La cosa che mi stupiva (allora come anche oggi, ripensandoci) era che Lorenzo non mi domandasse nulla.[…] Che non mi chiedesse come mai non mi fossi comunicato, mi sembrava piuttosto normale: lui sapeva che non avevo fatto la comunione e che mia madre, come la sua, era ebrea… La sua, grande, generosità era rivolta esclusivamente ai non privilegiati. In questo suo classismo, forse aveva ragione: ma io, allora, non potevo capirlo pienamente”.

         La seconda sezione, attraverso i ricordi degli amici di una vita, traccia la personalità di Fabio evocando momenti salienti della sua attività. Cristina Marcuzzo racconta l’incontro a Cambridge e la comune passione per la ricerca di archivio in gelide stanze del King’s College; Giorgio Barba Navaretti ne ricorda la dedizione e serietà nella vita universitaria, e i racconti nei pranzi natalizi condivisi; Paolo Manasse ci fa conoscere il giovane supplente di filosofia, che riuscì a conquistare l’attenzione di una classe turbolenta e distratta; Tito Boeri ne sottolinea la capacità di divulgazione alta e il suo impegno sociale. Chiudono questa sezione due brevi scritti di Fabio: il primo ricorda l’insegnamento di vita ricevuto dalla frequentazione dei tè pomeridiani a casa di Joan Robinson a Cambridge; il secondo è una densa riflessione (del 2010) sull’insegnamento delle discipline economiche, dove leggiamo, tra l’altro, interrogativi ancora oggi imbarazzanti: “Che cosa diremmo di un fisico che insegnasse oggi la fisica come la si insegnava trent’anni fa? … Non potremmo, una volta tanto, cercare anche noi di essere all’altezza del nostro tempo, di non essere sempre in ritardo?”

         La terza sezione raccoglie quattro saggi, che approfondiscono i temi della ricerca di Ranchetti e ne prendono spunto per considerazioni critiche di teoria e storia del pensiero economico. Roberto Marchionatti offre una ricostruzione del suo rapporto intellettuale con Claudio Napoleoni e racconta il loro lavoro comune per il libro Il pensiero economico del Novecento; Franco Donzelli analizza le sue originali ricerche di storico su Walras, Edgeworth e Wicksteed; Lilia Costabile discute attentamente le sue ricerche sui rapporti tra Keynes a Sraffa; Andrea Boitani prende spunto dagli interessi filosofici condivisi con Fabio per discutere di etica ed economia. La sezione si chiude con due scritti di Ranchetti, che ci è parso importante pubblicare perché non facilmente reperibili. Il primo scritto sono le sue affascinanti note su “Keynes e Bloomsbury”. Il secondo è la lezione per il Festival dell’economia di Trento (riportata in accurata trascrizione) dedicata all’idea di libertà economica, che Ranchetti esamina partendo dall’esplorazione di quella stessa idea sotto il profilo filosofico. “Di libertà si parla da sempre, dall’inizio del pensiero economico, anzi del pensiero in generale – scrive Fabio – L’unica cosa chiara e non controversa è che tutti, ma proprio tutti, dicono di volere la libertà… Poi che cosa intendano con ciò è tutta un’altra faccenda. Questo non vale per tutti i valori, perché ci sono valori, come per esempio l’eguaglianza, su cui non tutti sono d’accordo… Ci sono autori, pensatori, anche autorevoli, che reputano che una certa misura di disuguaglianza sia necessaria al buon ordinamento della società o comunque non sono contrari a questo. Ma non c’è nessuno che vi parlerà male della libertà o che abbia parlato male della libertà. Questo vale dall’estrema destra all’estrema sinistra. Tutto è sempre stato fatto e sempre stato detto in nome della libertà”.

         Il libro contiene, infine, la bibliografia degli scritti di Fabio Ranchetti, ancora incompleta, che raccoglie gli articoli scientifici, i saggi in volumi collettanei, i libri alla cui stesura o edizione ha dato il suo contributo. A chiusura del volume, una breve nota biografica ricorda le principali date della sua vita. 

         Come curatrici, abbiamo mirato a valorizzare il contributo che Fabio Ranchetti ha apportato con la sua figura singolare di economista e filosofo. Studioso schivo, non ha mai smesso di coltivare interessi interdisciplinari, dalla letteratura, all’arte, alla filosofia, e insieme di seguire con attenzione i temi contemporanei che riteneva cruciali. Coltivava questa ricchezza culturale probabilmente a scapito di una maggiore produttività in termini di articoli e presentazioni a convegni internazionali. Il suo lavoro scientifico attesta l’originale capacità di riflettere sui temi economici con un solido bagaglio di conoscenze filosofiche e un’ampia cultura, pur rimanendo radicato nel linguaggio della teoria economica. È ancorato alle tematiche centrali del pensiero economico, sia pure in prospettiva critica. A Ranchetti interessava il campo semantico entro il quale prendono forma le idee di valore, interesse, capitale, equità, libertà economica, concorrenza, cooperazione. Ha sempre difeso la funzione alta dell’economia, in dialogo con la filosofia morale (da cui è nata), come linguaggio indispensabile alla costruzione di una migliore vita collettiva nel mondo contemporaneo. Negli ultimi anni della vita si è espresso con fermezza sull’insegnamento dell’economia, che riteneva dovesse essere praticato non certo per promuovere lo spirito manageriale o peggio competitivo dei giovani, quanto per consolidare la loro formazione e il loro spirito critico.

         Ricordare oggi Fabio Ranchetti è un compito che sentiamo vivo, come è vivo il suo ricordo di amico, le lunghe conversazioni che spaziavano dai racconti di viaggio e di famiglia alle letture dei classici e all’attualità, dalla critica della teoria macroeconomica al dialogo con gli studenti. La sua voce di storico del pensiero economico ha voluto fondere l’attaccamento alle radici filosofiche dell’economia politica con il lavoro di aggiornamento costante, combinazione rara nei percorsi di ricerca degli economisti, che si formano troppo spesso solo sulle tecniche quantitative e sui modelli matematici. Le sue ricerche di storico, che esplorano l’orizzonte culturale dei concetti dell’economia e ne ricordano i nessi inscindibili con la riflessione etica, ci lasciano una ricca eredità di comprensione critica e di valori. Questo libro mira a coltivarla per nuove generazioni di studenti, lettori, studiosi di economia. A chi lo ha curato, il suo percorso di studio sembra più che mai attuale, soprattutto di fronte del rischio che corre oggi la ricerca economica di frammentarsi in specialismi, perdendo di vista l’unità dei problemi, con il risultato di confinare la teoria economica all’ambito esclusivo delle tecniche quantitative, dimenticando l’importanza delle idee e rinunciando alla fatica che richiede la loro costruzione. 

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