ALL'INTERNO DEL

Menabò n. 257/2026

15 Aprile 2026

Il Libro Bianco “Made in Italy 2030” e la ridefinizione della strategia industriale nazionale: un’analisi critica

Paolo Carnazza analizza il Libro Bianco sulla politica industriale, elaborato dal Centro Studi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, e pubblicato alla fine di gennaio del corrente anno a distanza di 15 mesi dal Libro Verde. Dopo aver esaminato i principali contenuti del nuovo Documento, Carnazza espone alcuni dubbi sulla sua effettiva utilità come strumento operativo per la definizione di una "nuova politica industriale" in un orizzonte temporale di medio-lungo periodo.

Il presente contributo intende esaminare il Libro Bianco “Made in Italy 2030 – Per una nuova strategia industriale”, pubblicato il 29 gennaio scorso a distanza di 15 mesi dal Libro Verde “Made in Italy 2030″ sulla politica industriale, elaborato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) e presentato nell’ottobre 2024 presso la sede del CNEL. Il Libro Bianco, che è stato redatto a seguito di un’ampia consultazione con circa 300 stakeholders pubblici e privati, ha una duplice finalità: (i) ricostruire in modo sistematico e articolato la struttura produttiva del nostro Paese; (ii) valutarne la coerenza interna e la potenziale efficacia quale strumento operativo per la definizione di una strategia industriale di medio-lungo periodo (2026–2030). In due precedenti contributi (P. Carnazza, Il Libro Verde sulla politica industriale: prime riflessioni, Menabò n. 232, 2 marzo 2025 e P. Carnazza, M.L. Giorgetti, Dal Libro Verde 2030 sulla politica industriale al Libro Bianco: sogno o realtà?, L’Industria, aprile-giugno 2025), erano stati messi in evidenza i principali punti di forza e di criticità del Libro Verde, auspicando che il Libro Bianco assumesse la forma di un Documento operativo, in grado di tradurre le linee di indirizzo in misure specifiche, corredate da indicazioni puntuali su strumenti, risorse finanziarie e tempistiche. L’analisi che segue intende verificare se tale auspicio si sia realmente concretizzato.

Il Libro Bianco si colloca all’interno di uno scenario internazionale caratterizzato da un elevato grado di complessità e di incertezza accompagnato da una crescente frammentazione geo-economica. Il Documento individua quattro transizioni strutturali – demografica, geopolitica, tecnologica ed energetica – che incidono in modo sistemico sulle traiettorie di sviluppo industriale. In questo scenario, caratterizzato anche dall’intensificarsi di politiche commerciali restrittive da parte soprattutto degli Stati Uniti, la politica industriale viene ridefinita come uno strumento centrale di rafforzamento della competitività e dell’autonomia strategica nazionale.

Il Documento si fonda su tre principali linee direttrici che implicano:

  • un ritorno alla politica industriale come politica di sviluppo sistemico che prevede il superamento dell’approccio meramente settoriale a favore di una visione integrata in grado di coniugare competitività, produttività e coesione sociale;
  • la centralità dello “Stato stratega”: lo Stato non intende sostituirsi al mercato, ma indirizza i vari interventi, definendo priorità, regole e investimenti infrastrutturali coerenti con obiettivi di lungo periodo;
  • l’integrazione tra la politica industriale e la politica economica attraverso il coordinamento con politiche energetiche, dell’innovazione, della formazione, della sicurezza economica e del commercio estero.

Tale impostazione si colloca nel solco delle più recenti riflessioni internazionali (anche teoriche) sull’“Industrial strategy”, che attribuiscono allo Stato un ruolo di catalizzatore di investimenti strategici e di promotore di ecosistemi produttivi. Il Libro Bianco presenta un’analisi quali-quantitativa molto dettagliata della struttura produttiva italiana, articolata in 18 filiere industriali e circa 160 distretti. Le filiere vengono classificate in tre categorie: tradizionali, nuovo Made in Italy e comparti abilitanti. Particolare rilievo è attribuito al “Made in Italy di eccellenza”, che include Arredamento, Macchinari, Agroalimentare, Moda, Farmaceutica, Cantieristica e Aerospazio, con un fatturato complessivo stimato in circa 692 miliardi di euro e un valore dell’export superiore a 419 miliardi. Inoltre, il Documento fornisce un’analisi approfondita dei principali punti di forza e di debolezza del sistema produttivo italiano (già del resto presenti all’interno del Libro Verde).

Il Libro Bianco individua dieci obiettivi generali di politica industriale, tra cui:

  • il consolidamento della posizione dell’Italia tra i principali Paesi manifatturieri;
  • il rafforzamento della competitività delle filiere;
  • l’incremento dell’autonomia energetica;
  • il riallineamento dei tassi di occupazione alla media europea;
  • l’integrazione tra l’industria civile e la difesa;
  • la gestione anticipata delle crisi industriali e il riposizionamento dei settori maturi;
  • la crescita dimensionale delle imprese;
  • il rafforzamento dell’integrazione nei sistemi economici avanzati e nelle istituzioni multilaterali.

A tali obiettivi si affiancano una serie di azioni per la crescita, tra cui:

  • l’emissione di un Industry Bond Nazionale, destinato al finanziamento di interventi strategici, eventualmente veicolato tramite una Banca pubblica d’investimento;
  • l’introduzione di un principio di condizionalità degli incentivi, con preferenzialità per le imprese che reinvestano gli utili in innovazione e incremento dell’occupazione;
  • misure in ambito energetico, inclusa l’ipotesi di ricorso a tecnologie nucleari avanzate;
  • il coordinamento con strumenti europei (IPCEI, Fondo europeo di competitività 2028–2034);
  • l’adozione di un Patto intergenerazionale per giovani, donne e startup assegnando una priorità a strumenti a favore dell’imprenditoria femminile, giovanile e delle startup;
  • l’attrazione di cervelli e capitale umano attraverso la creazione del “roster nazionale delle competenze” legato agli investimenti esteri in entrata e strumenti di sostegno per attrazione di talenti;
  • la creazione di una Conferenza permanente delle Filiere, di una Piattaforma nazionale “Datindustria” e di una Rete nazionale di supporto alle PMI per la sicurezza economica (nell’Allegato 1 del Libro Bianco, si ipotizza che queste tre azioni debbano essere implementate e, quindi, rese operative nel breve periodo).

L’impianto complessivo del Libro Bianco mira a concentrare risorse pubbliche e private su obiettivi prioritari, integrando la dimensione nazionale con quella europea da cui non si può più prescindere. Un elemento centrale del Documento è la ridefinizione del ruolo dello Stato come attore strategico, chiamato a definire missioni e priorità; coordinare le politiche pubbliche; monitorare e valutare gli interventi; promuovere una gestione “data-driven” delle decisioni. Tuttavia, sotto il profilo operativo, il Documento non specifica in modo puntuale i meccanismi di monitoraggio e di valutazione delle misure: non viene chiarito se tali funzioni saranno affidate a un Organismo indipendente oppure ricondotte a strutture già esistenti (il Libro Verde, al riguardo, aveva demandato al Libro Bianco il compito di approfondire questo aspetto). Inoltre, l’attuazione di una strategia industriale integrata presuppone un rafforzamento della capacità amministrativa, sia in termini di competenze tecniche sia di coordinamento interistituzionale, condizioni non sempre pienamente soddisfatte nel contesto italiano.

Dal punto di vista analitico, il Libro Bianco presenta una struttura ampia e approfondita nella parte descrittiva con un livello di dettaglio elevato soprattutto nell’analisi delle filiere produttive. Tuttavia, tale approfondimento non trova corrispondenza in una pari definizione operativa degli strumenti di policy. In particolare, si rilevano tre criticità principali:

  • un’elevata generalità degli obiettivi: molti obiettivi strategici risultano formulati in termini ampi e non sono accompagnati da target quantitativi;
  • una limitata specificazione degli strumenti: mancano indicazioni dettagliate sulla tipologia degli incentivi, sull’entità delle risorse finanziarie e sui tempi di realizzazione;
  • un’insufficiente indicazione operativa sul sistema di monitoraggio e di valutazione.  

La maggiore perplessità sull’analisi contenuta nel Libro Bianco riguarda l’effettiva capacità dello Stato di operare come Stato stratega e di essere in grado di realizzare i molteplici (e forse troppo ambiziosi) compiti ad esso attribuito. In altri termini, lo Stato – per svolgere questo ruolo – dovrebbe innanzitutto recuperare una serie di asset immateriali tra cui: competenze specifiche, l’acquisizione di un patrimonio informativo, la capacità di saper leggere e interpretare i dati trasformandoli in informazioni, quindi in conoscenza e, da ultimo, in capacità decisionale. Più in generale, al di là di questi aspetti tecnici, esistono numerosi dubbi sull’effettiva capacità della classe politica di avere una visione e di saper realizzare una Strategia di medio – lungo periodo, un vero e proprio “Progetto – Paese” che vada al di là degli interessi elettorali di breve-brevissimo breve periodo. A ciò si accompagna una diffusa inadeguatezza della classe dirigente, operante soprattutto nella sfera pubblica, non sempre scelta sulla base delle reali competenze e che tende spesso a privilegiare i propri interessi rispetto a quelli collettivi (per un’analisi approfondita si rinvia a P. Carnazza, A. Pasetto, Le diverse visioni dello Stato e il ruolo delle classi dirigenti, in P. Carnazza, Navigare nella tempesta – Recenti strategie imprenditoriali e politica industriale in Italia, Susil Edizioni, 2023). Su questa linea interpretativa si veda anche P. Modiano, M. Onado, Venti contrari Imprese e politica nel declino economico italiano, Il Mulino, 2026.

In sintesi, il Libro Bianco “Made in Italy 2030 – Per una nuova strategia industriale” rappresenta un tentativo organico di ridefinizione della politica industriale italiana in chiave sistemica e mission-oriented, coerente con le trasformazioni strutturali in atto a livello globale ed europeo. Il Documento offre un quadro analitico approfondito della struttura produttiva nazionale e propone un insieme articolato di obiettivi strategici. Tuttavia, nella sua formulazione attuale, esso appare più configurato come un Documento di indirizzo che come un manuale operativo. In altri termini, l’assenza di una chiara traduzione delle linee guida in misure puntuali, dotate di risorse finanziarie ben definite, attraverso indicatori misurabili e meccanismi di monitoraggio e di valutazione indipendenti, ne limita il potenziale impatto come strumento effettivo di policy. La risposta al quesito posto nel titolo dell’articolo prima indicato (Dal Libro Verde 2030 sulla politica industriale al Libro Bianco: sogno o realtà?), alla luce delle nostre riflessioni, sembra essere, di conseguenza, abbastanza chiara. Nell’attuale versione, il Libro Bianco rischia di rimanere un Documento, ben strutturato sotto il profilo dell’analisi descrittiva, che si aggiunge alle recenti analisi sul sistema produttivo italiano (ad esempio il Rapporto ISTAT sulla competitività dei settori produttivi presentato alla fine di marzo), alle ricerche sulla performance e sulla forte eterogeneità delle strategie da parte delle imprese (A. Arrighetti, F. Landini, Un mondo a parte. Istituzioni e trasformazioni del sistema industriale italiano, Il Mulino, 2026) o, ancora, ai vari studi sul crescente ruolo della politica industriale in Italia e all’interno dei principali Paesi industrializzati (al riguardo si rinvia ai diversi contributi contenuti in Economia italiana, Il ritorno delle politiche industriali, Vol. 3/2025 e a Luiss – Research Center for European Analysisi and Policy, Report on Italy’s Industrial policy, January 2026). Il Libro Bianco rischia così di essere presto dimenticato in qualche cloud del cielo informatico e, conseguentemente, di rappresentare un riferimento programmatico di natura prevalentemente dichiarativa, con limitata incidenza sulle future traiettorie della politica industriale nazionale. Esso deve perciò essere considerato più un punto di partenza che non di arrivo, come anche emerso nel dibattito successivo alla presentazione del Documento svoltasi lo scorso 24 marzo organizzata dal Centro Studi del MIMIT in collaborazione con la Società Italiana di Economia e Politica Industriale (SIEPI). In tale dibattito si è sottolineata l’importanza di coinvolgere nuovamente gli stakeholders pubblici e privati e le varie Amministrazioni competenti. L’auspicio è che il Libro Bianco si possa trasformare in un’analisi snella e asciutta, che contenga una serie di misure di policy aventi un orizzonte temporale di medio-lungo periodo e ben disegnate, da presentare non alla fine, ma all’inizio dell’insediamento di ogni nuovo Governo. In questo scenario il Documento potrebbe concretamente incidere sulle future traiettorie della politica industriale.

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