La Cassa Integrazione Guadagni come ammortizzatore anticiclico alla prova della crisi pandemica?

Paola Biasi, Beini Cai, Maria De Paola e Paolo Naticchioni analizzando gli effetti del ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni COVID-19 trovano che essa ha svolto un positivo ruolo di ammortizzatore anticiclico. In particolare, secondo gli autori, la CIG, da un lato, ha contenuto in modo sostanziale, in costanza di rapporto di lavoro, la caduta dei redditi dei lavoratori e, dall’altro, ha impedito che le disuguaglianze crescessero molto, a vantaggio soprattutto di donne e giovani.
La Cassa Integrazione Guadagni come ammortizzatore anticiclico alla prova della crisi pandemica?
Paola Biasi, Beini Cai, Maria De Paola e Paolo Naticchioni analizzando gli effetti del ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni COVID-19 trovano che essa ha svolto un positivo ruolo di ammortizzatore anticiclico. In particolare, secondo gli autori, la CIG, da un lato, ha contenuto in modo sostanziale, in costanza di rapporto di lavoro, la caduta dei redditi dei lavoratori e, dall’altro, ha impedito che le disuguaglianze crescessero molto, a vantaggio soprattutto di donne e giovani.
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Questo articolo è stato scritto da: Paola Biasi, Beini Cai, Maria De Paola, Paolo Naticchioni

La Cassa Integrazione Guadagni (CIG) è un ammortizzatore concepito per far fronte a fasi di crisi o di temporanea contrazione delle attività produttive dell’impresa. Nonostante la peculiarità degli eventi che hanno caratterizzato il 2020, alla CIG è stato assegnato un ruolo cardine nel complesso degli strumenti impiegati per far fronte alla pandemia da COVID-19, semplificandone l’iter di fruizione e abbattendo i costi per le imprese ma senza stravolgimenti sostanziali dello strumento. Aldilà della finalità di tutelare le imprese e la conservazione dei posti di lavoro durante il periodo della pandemia, è interessante capire quanto sia stato efficace l’ammortizzatore sociale nella protezione dei redditi dei soggetti coinvolti e nel confrontarsi con le categorie più fragili ed esposte del mercato del lavoro nel nostro paese (si veda qui per altre analisi su ammortizzatori).

Per rispondere a questo interrogativo, nel rapporto INPS abbiamo utilizzato i dati relativi ai rapporti di lavoro del 2020, e le informazioni relative ai soggetti coinvolti in almeno un evento di CIG COVID-19 nel periodo marzo-dicembre 2020; abbiamo quindi ricostruito il reddito che il soggetto avrebbe percepito a fronte della riduzione della sua prestazione lavorativa in assenza di CIG (l’imponibile), e confrontato questa variabile con una stima della retribuzione effettivamente percepita, comprensiva quindi anche della tutela economica garantita dall’ammortizzatore (imponibile compensato, dove la parte del leone la fa la CIG, ma che include anche eventuali altri eventi figurativi nel mese in questione). Con le variabili così costruite, ci concentriamo sui valori mediani e sull’indice di concentrazione di Gini e operiamo un confronto, al fine di valutare l’impatto sulle retribuzioni e sulle disuguaglianze in assenza e presenza di tutela.

La Figura 1 mostra i valori mediani e l’indice di Gini dell’imponibile e dell’imponibile compensato per la generalità dei lavoratori coinvolti: si noti innanzitutto la forte caduta dell’imponibile tra marzo e aprile, seguita da una netta ripresa nei mesi estivi, che vedono sorprendentemente ritornare le retribuzioni ai livelli pre-lockdown. Tale andamento, presumibilmente, è legato alla presenza della contrattazione collettiva e della stabilità dei minimi tabellari nel periodo in esame, che hanno consentito di riportare i livelli salariali alla situazione precedente una volta ridimensionatosi il ricorso alla CIG da parte delle aziende.

Ma quanto hanno perso i lavoratori nella crisi pandemica? In assenza di tutela, l’imponibile mediano sarebbe crollato del 60% circa (assumendo pertanto che per la quota parte spesa in CIG i lavoratori non avrebbero recepito alcuna remunerazione). La caduta effettiva stimata, includendo pertanto anche la CIG, si limita a circa il 33%: un valore comunque molto elevato, ma che consente di ammortizzare in modo sostanziale l’impatto della crisi pandemica sui soggetti coinvolti. Allo stesso modo, l’indice di Gini passa dal valore di 0,29 nel periodo gennaio-febbraio allo 0,42 di marzo e 0,56 di aprile, mentre la disuguaglianza calcolata sull’imponibile compensato aumenta ma in misura molto più limitata (dallo 0,29 a circa lo 0,45 ad aprile): in definitiva, l’impatto della crisi pandemica sulla disuguaglianza dei redditi risulta quasi dimezzato, crescendo del 55% anziché del 93%.

Figura 1: Valori mediani e indice di Gini per imponibile e imponibile compensato

Abbiamo poi focalizzato l’analisi su specifici gruppi di lavoratori, individuati seguendo alcune delle linee che delineano i profili di maggior fragilità sul mercato del lavoro italiano; anche in questo caso i risultati ottenuti sono confortanti, e mostrano, ad esempio, che le donne e i lavoratori più giovani risultano relativamente più protetti.

Per quanto riguarda le differenze di genere (Figura 2) si rileva in primo luogo che, come noto, i livelli salariali pre-covid sono decisamente più bassi rispetto a quelli degli uomini; la caduta dell’imponibile che si sarebbe registrata tra febbraio e aprile per le lavoratrici è di circa il 62%, ma si limita al 30% per opera delle compensazioni (55% e 33% per gli uomini), segnalando quindi che sebbene la perdita ipotetica per le donne sarebbe stata più elevata, vi è stata una maggior tenuta delle loro retribuzioni rispetto agli uomini, proprio in virtù delle decurtazioni legate ai massimali meno penalizzanti per i salari più bassi che più sovente caratterizzano le donne. Lo stesso andamento si rileva per l’indice di Gini, il cui valore pre-pandemia è più elevato per le donne ma aumenta meno nel periodo successivo grazie agli ammortizzatori.

Figura 2: Valori mediani e indice di Gini per imponibile e imponibile compensato, per uomini e donne

La Figura 3 infine mette a confronto l’impatto su redditi e Gini per i lavoratori divisi in tre fasce d’età. Si nota chiaramente che i giovani (età inferiore o uguale ai 29 anni) avrebbero perso relativamente di più in assenza di tutele, sperimentando una perdita di imponibile pari al 73% contro il 50-60% registrato per gli altri gruppi. Le compensazioni invece consentono di contenere la caduta al 30% circa, contro il 33-35% dei lavoratori di età maggiore. Non meno importante l’effetto delle compensazioni sull’indice di Gini, la cui crescita sarebbe stata più importante proprio nel gruppo dei giovani, caratterizzato da disuguaglianze più moderate nel periodo pre-pandemia.

Figura 3: Valori mediani e indice di Gini per imponibile, imponibile compensato ed età

Alla luce di questi risultati si può pertanto constatare che, pur a fronte di una contrazione importante dei redditi dei lavoratori, il contrasto agli effetti della crisi pandemica attuato attraverso la CIG ha consentito di contenerne le cadute e smussare i divari che ne sarebbero seguiti, soprattutto per le componenti più fragili del mercato del lavoro, con la conferma dell’efficacia di tale ammortizzatore economico anticiclico. Tale evidenza può pertanto contribuire al dibattito attuale sulla riforma degli ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro, tenendo tuttavia ben presente che il nuovo equilibrio che si andrà a delineare dovrà essere basato principalmente su andamenti congiunturali ‘ordinari’ dell’economia e solo in secondo luogo sulla tenuta del sistema affrontato in condizioni eccezionali come la pandemia, condizioni che comunque andranno sempre affrontate con regimi, almeno parzialmente, in deroga.

*Questo articolo esce in contemporanea anche su lavoce.info (www.lavoce.info)