ALL'INTERNO DEL

Menabò n. 263/2026

16 Luglio 2026

L’Intelligenza Artificiale tra etica ed economia: un confronto tra le Considerazioni finali della Banca d’Italia e la Magnifica Humanitas

Paolo Carnazza e Attilio Pasetto osservano come, partendo da due diversi punti di vista, le Considerazioni finali della Banca d’Italia e l’Enciclica "Magnifica Humanitas" concordino nel sostenere che l'IA non solo non sostituisce l’Intelligenza umana ma va governata, non potendo essere considerata un fenomeno esclusivamente tecnico o economico. Per costruire una governance adeguata è necessario un approccio interdisciplinare su cui convergano forze diverse, provenienti dal mondo laico e cristiano, dandosi vicendevolmente una mano.

Le Considerazioni finali del Governatore della Banca d’Italia e l’Enciclica Magnifica Humanitas, presentate nel mese di maggio, rappresentano due interventi autorevoli sul tema dell’Intelligenza Artificiale (IA) provenienti da due punti di vista differenti: il primo è quello di una primaria istituzione economica, il secondo quello della dottrina sociale della Chiesa. Sebbene divergano per finalità, linguaggio e metodologia, entrambi i Documenti considerano l’IA come una tecnologia generale (general-purpose technology) destinata a produrre effetti sistemici sull’organizzazione economica, politica e sociale e presentano almeno una significativa convergenza, 

Nelle Considerazioni finali, il Governatore Fabio Panetta colloca l’IA all’interno delle grandi trasformazioni tecnologiche che storicamente hanno modificato la produttività dei sistemi economici. L’approccio adottato richiama la letteratura economica sulle tecnologie generaliste, secondo cui innovazioni quali l’elettricità, la macchina a vapore o Internet hanno prodotto effetti diffusi ben oltre i settori che le generano, modificando l’intera struttura produttiva. In questa prospettiva, l’IA viene interpretata come una fonte potenziale di incremento della produttività totale dei fattori, capace di incidere sull’efficienza allocativa, sull’organizzazione del lavoro e sui processi decisionali. La questione centrale non riguarda l’adozione della tecnologia in sé, bensì la capacità delle istituzioni di orientarne gli effetti distributivi e macroeconomici. 

Magnifica Humanitas conferma la valutazione della portata storica dell’IA, ma la interpreta principalmente come una trasformazione di carattere antropologico. Il Documento considera l’automazione cognitiva non soltanto come un cambiamento dei processi produttivi, bensì come una rilevante modifica delle modalità attraverso cui gli individui costruiscono conoscenza, relazioni sociali e capacità decisionale. L’IA viene quindi collocata in un quadro teorico che supera la dimensione economica e investe direttamente la definizione della soggettività umana. In particolar modo: <<Ciò che possiamo affermare è che occorre evitare l’equivoco di equiparare questa “intelligenza” a quella umana. Questi sistemi imitano alcune funzioni dell’intelligenza umana. Nel farlo, spesso la superano per velocità e ampiezza di calcolo, offrendo benefici concreti in numerosi campi. E, tuttavia, questa potenza resta legata esclusivamente al trattamento dei dati: le cosiddette Intelligenze Artificiali non vivono una esperienza, non possiedono un corpo, non attraversano la gioia e il dolore, non maturano nella relazione, non conoscono dall’interno ciò che significa amore, lavoro, amicizia, responsabilità>> (Magnifica Humanitas, pp. 105-106). 

Un punto di convergenza particolarmente significativo dei due Documenti riguarda il tema della governance. La Banca d’Italia sottolinea che l’innovazione tecnologica non produce automaticamente benefici collettivi. Gli effetti dell’IA dipendono dalla qualità delle istituzioni, dalle politiche pubbliche e dalla capacità dei sistemi educativi di sviluppare competenze adeguate. In termini economici, il problema viene formulato come una questione di coordinamento istituzionale all’interno di un quadro europeo di regole condivise. L’Enciclica sviluppa una tesi analoga, ma su basi normative differenti. L’idea centrale è che la tecnica non sia mai neutrale: essa incorpora valori, priorità e rapporti di potere. Di conseguenza, la governance dell’IA non può limitarsi alla regolazione economica, ma deve includere principi etici relativi alla responsabilità, alla trasparenza e alla tutela dei diritti fondamentali. 

Nei due Documenti emerge dunque una critica implicita al determinismo tecnologico. L’innovazione non è considerata una forza autonoma e incontrollabile bensì un processo socialmente costruito che richiede forme di indirizzo politico e istituzionale. Un secondo elemento di convergenza riguarda il problema della concentrazione del potere tecnologico e gli effetti sulle disuguaglianze. Dal punto di vista economico, la Banca d’Italia evidenzia il rischio che i benefici dell’IA si concentrino nelle imprese dotate di maggiore accesso a dati, infrastrutture computazionali e capitale finanziario. Tale fenomeno potrebbe rafforzare dinamiche monopolistiche e accrescere la polarizzazione tra le imprese leader e le imprese marginali, nonché tra i lavoratori altamente qualificati e i lavoratori meno qualificati e più facilmente sostituibili dall’automazione. 

Le Considerazioni finali sottolineano come attualmente cinque grandi aziende statunitensi detengano circa tre quarti della capacità di calcolo mondiale; all’interno di questo scenario la Cina sta rapidamente riducendo le distanze, mentre l’Europa resta indietro. L’Enciclica interpreta lo stesso fenomeno attraverso la categoria della giustizia sociale. La concentrazione delle capacità algoritmiche in un numero ristretto di attori privati viene descritta come una potenziale minaccia al bene comune, poiché attribuisce a soggetti economicamente dominanti un’influenza crescente sulla formazione delle preferenze, sulla circolazione delle informazioni e sulle opportunità di partecipazione sociale. 

Sul tema del lavoro emergono, invece, differenze più marcate. L’attenzione della Banca d’Italia si concentra sulla necessità di favorire processi di riqualificazione professionale (reskilling e upskilling) capaci di accompagnare la transizione tecnologica. L’IA viene considerata sia una causa di sostituzione occupazionale sia uno strumento di complementarità che può aumentare la produttività dei lavoratori. L’Enciclica concepisce invece il lavoro come dimensione costitutiva della persona. Il problema, pertanto, non è soltanto la perdita di posti di lavoro, ma anche il rischio che l’automazione possa ridurre il significato relazionale e sociale dell’attività lavorativa: << Il lavoro non è un semplice strumento, ma esprime e accresce la dignità della nostra vita. E’ un’esigenza inscritta nella condizione umana, un cammino ordinario verso la maturità, lo sviluppo e la realizzazione personale>> (Magnifica Humanitas, p. 148). Queste riflessioni si collocano nella tradizione della dottrina sociale della Chiesa, secondo cui il lavoro rappresenta una forma di partecipazione alla vita collettiva e di realizzazione della dignità umana. 

La nozione di centralità della persona è presente in entrambi i Documenti, ma assume significati differenti. Nelle Considerazioni finali della Banca d’Italia essa indica principalmente l’esigenza di garantire che la crescita economica generata dall’innovazione produca benefici diffusi e inclusivi. La persona è considerata come soggetto economico, lavoratore, consumatore e cittadino. In Magnifica Humanitas, invece, la persona è intesa come soggetto morale dotato di libertà, coscienza e responsabilità. L’Enciclica insiste sul fatto che nessun sistema artificiale, per quanto sofisticato, possa sostituire la capacità propriamente umana di formulare giudizi etici e assumere responsabilità. Questa differenza riflette due tradizioni teoriche diverse: una di matrice economico-istituzionale e l’altra di matrice antropologica. 

Comune ai due Documenti è però la preoccupazione di governare una tecnologia ad alto impatto sistemico evitando che essa produca nuove forme di disuguaglianza, esclusione o concentrazione del potere. La Banca d’Italia affronta il problema attraverso le categorie dell’economia dell’innovazione, concentrandosi sugli effetti dell’IA sulla produttività, sull’occupazione e sulla crescita. Magnifica Humanitas lo affronta, invece, attraverso le categorie dell’etica e dell’antropologia, interrogandosi sulle implicazioni della tecnologia per la libertà, la dignità e la responsabilità umana. 

In sintesi, possiamo dire che, partendo da punti di vista istituzionali differenti, i due Documenti convergano nel sostenere due punti fermi molto importanti. Il primo, che l’IA non potrà mai sostituire l’Intelligenza umana; il secondo, che l’IA vada governata, non potendo essere considerata un tema esclusivamente tecnico o economico. Essa rappresenta infatti un fenomeno complesso che richiede un approccio interdisciplinare nel quale economia, diritto, scienze sociali, filosofia morale e teoria delle istituzioni contribuiscano congiuntamente alla definizione di modelli di governance capaci di coniugare innovazione, equità e sviluppo economico.   

Va sottolineato che questi due punti fermi non sono unanimemente condivisi. Non dimentichiamo che dalla metà del secolo scorso una rilevante corrente filosofica sostiene che nei sistemi economico-sociali contemporanei la tecnica sia ormai da considerare un fine e non più un mezzo, e che l’uomo, sottratto al suo ambiente naturale, viva in un mondo completamente dominato dalla tecnica (Martin Heidegger, Günter Anders, Emanuele Severino, Umberto Galimberti). L’avvento dell’IA ha ulteriormente rafforzato questa posizione, che guarda con preoccupazione alla possibilità che non sia l’intelligenza umana a disporre della tecnica, ma la tecnica a dettare all’uomo ciò che deve fare. 

Questo pericolo è accentuato dal fatto che, partendo da tutt’altri presupposti, nuove forze si sono schierate a sostegno del predominio della tecnica.  Seguendo i nuovi profeti della Silicon Valley, come Peter Thiel – principale azionista di Palentir, gigante delle nuove tecnologie, e ascoltato “consigliere” dell’attuale Amministrazione americana – l’IA aprirebbe la strada a una tecnoteologia politica capace di riconfigurare il mondo, plasmandolo secondo i dettami della tecnica. L’ombra del Leviatano di Hobbes tornerebbe ad allungarsi sulle vite dell’intera umanità, determinandone il corso. L’IA provvederebbe spontaneamente a soddisfare tutti i desideri dell’uomo senza che questi debba chiedere nulla. Ma il prezzo da pagare sarebbe il totale asservimento dell’uomo ad essa. In realtà, a monte della IA si confrontano in maniera sempre più netta due diverse visioni antropologiche e filosofiche: quella umanistico-cristiana e quella del transumanesimo e del postumanesimo, i veri pericoli dell’uomo contemporaneo secondo l’Enciclica (si rinvia al contributo di Giuseppe Sant’Elia sul Menabò).

Lo scontro è in atto, anche se molti lo negano, e l’esito è incerto. In questo scontro istituzioni come l’Unione europea hanno un ruolo importante da giocare, dettando regole condivise per una governance dell’IA che metta al centro l’uomo (si veda, al riguardo, l’articolo di Attilio Pasetto sul Menabò). Per costruirla è necessario un approccio interdisciplinare su cui convergano forze diverse, provenienti dal mondo laico e cristiano, dandosi vicendevolmente una mano. 

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