ALL'INTERNO DEL

Menabò n. 180/2022

16 Ottobre 2022

L’ONU esiste ancora?*

Branko Milanovic critica severamente l’ONU e il suo segretario generale per la mancanza di iniziative a difesa della pace. Ricordando che l’ONU è l’unica istituzione creata dall’umanità con il compito di preservare la pace, Milanovic ne ripercorre la storia e indica alcuni fattori in grado di spiegare la sua latitanza nella guerra russo-ucraina: oltre agli interessi delle grandi potenze, il ruolo di miliardari e donatori del settore privato che, per l’insufficienza delle risorse dell’ONU, hanno assunto un ruolo sempre più importante.
L'ONU esiste ancora?*
Branko Milanovic critica severamente l’ONU e il suo segretario generale per la mancanza di iniziative a difesa della pace. Ricordando che l’ONU è l’unica istituzione creata dall’umanità con il compito di preservare la pace, Milanovic ne ripercorre la storia e indica alcuni fattori in grado di spiegare la sua latitanza nella guerra russo-ucraina: oltre agli interessi delle grandi potenze, il ruolo di miliardari e donatori del settore privato che, per l’insufficienza delle risorse dell’ONU, hanno assunto un ruolo sempre più importante.

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite solo una settimana fa ha concluso la sua sessione annuale a New York. Non avevano mai partecipato così tanti capi di Stato e di governo. Ognuno di loro ha tenuto un discorso (per la maggior parte delle delegazioni limitato a 15 minuti). Il traffico a New York per un’intera settimana è stato caotico, con tutti quei delegati che facevano la spola tra alberghi e ristoranti.

L’ONU sembrerebbe, quindi, ben viva. In realtà, sulla più grande questione del pianeta, una guerra che è entrata nell’ottavo mese tra due Paesi che hanno una popolazione congiunta di 200 milioni di abitanti e uno dei quali possiede il più grande arsenale di armi nucleari – e minaccia di usarlo – l’ONU è stata una semplice spettatrice. 

Il Segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, non si è praticamente sentito. Sulla questione vitale per cui sono state create prima la Società delle Nazioni e poi le Nazioni Unite – il mantenimento della pace nel mondo – sembra che non abbia nulla da dire se non banalità. Solo a conflitto inoltrato si è recato a Kiev e a Mosca. E questo è tutto.

Molti sostengono che il Segretario generale e il Segretariato dell’ONU siano boicottati dalle grandi potenze. I cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza possono porre il veto a qualsiasi decisione che non sia di loro gradimento. Questo è vero. Ma il Segretario generale può incidere sul corso delle cose. Ha un’autorità morale, ma deve decidere di usarla.

Anche senza il consenso delle grandi potenze, può cercare di portare le parti in conflitto al tavolo delle trattative. Può presentarsi a Ginevra, indicare la data in cui vuole che le “parti interessate” inviino i loro delegati, e aspettare. Se alcune non si presentano o lo ignorano, almeno sarà chiaro chi vuole proseguire la guerra e chi no. È l’unico attore non statale al mondo con questo tipo di autorità morale. Tecnicamente, il mondo gli ha affidato il compito di preservare la pace – o almeno il tentativo di preservare la pace. Ma sembra che egli abbia largamente fallito.

Non è, però, solo colpa di Guterres. Le origini del recente declino dell’ONU risalgono  a 30 anni fa, alla fine della guerra fredda. Tre fattori hanno reso l’ONU di oggi forse peggiore persino della defunta Società delle Nazioni.

Aperta violazione. Il primo è che, dopo la fine della guerra fredda, gli Stati Uniti, trovandosi nella posizione di iperpotenza, non volevano essere ostacolati da inutili regole globali. Non sono state create nuove organizzazioni regionali, tanto meno globali, ad eccezione della poco significativa Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo. Ciò è in contrasto con quanto accaduto dopo la prima e la Seconda guerra mondiale, con la fondazione rispettivamente della Società delle Nazioni e dell’ONU.

Inoltre, le regole dell’ONU sono state apertamente violate. Dopo la fine della guerra fredda, gli Stati Uniti e i loro alleati hanno attaccato cinque Paesi in quattro continenti senza l’autorizzazione delle Nazioni Unite: Panama, Serbia, Afghanistan, Iraq (la seconda guerra) e Libia. Per la Libia esisteva una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ma il suo mandato di protezione dei civili è stato superato dal rovesciamento del regime. Francia e Regno Unito, anch’essi membri con diritto di veto del Consiglio di Sicurezza, hanno partecipato alla maggior parte di queste violazioni della Carta delle Nazioni Unite, anche se la Francia si è rifiutata di entrare in guerra contro l’Iraq. La Russia ha attaccato sia la Georgia sia l’Ucraina, quest’ultima due volte.

Pertanto, questi quattro membri permanenti hanno violato la Carta otto volte. Tra i membri permanenti, solo la Cina non lo ha fatto. L’ONU, in quanto organizzazione di sicurezza collettiva, il cui dovere primario è proteggere l’integrità territoriale dei suoi membri, ha fallito in questo ruolo. È stata semplicemente ignorata dagli Stati più potenti.

Questi Stati devono essere di fatto unanimi nella scelta del Segretario generale, dato il loro potere individuale di veto sulla raccomandazione del Consiglio di sicurezza all’Assemblea generale relativamente a questa scelta. Essi si sono trovati d’accordo a collocare in questa posizione figure sempre più deboli, quasi burattini. Boutros Boutros-Ghali non ha mai ricevuto un secondo mandato. Kofi Annan, Ban Ki-moon e ora Guterres erano molto più concilianti: hanno scelto semplicemente di non partecipare quando erano in gioco questioni di guerra e di pace.

Forse niente illustra meglio – anche se in modo comico – il tipo di persona che è arrivata a ricoprire il ruolo di segretario generale dell’incidente avvenuto in Iraq nel 2007, quando una bomba esplose vicino al luogo in cui Ban Ki-moon e il primo ministro iracheno, Nouri al-Maliki, stavano tenendo una conferenza stampa. Mentre Maliki rimase imperturbato dal rumore dell’esplosione, Ban Ki-moon si nascose quasi sotto il tavolo e corse rapidamente verso l’uscita.

A differenza di Dag Hammarskjold, che morì mentre cercava di mediare nel conflitto in Congo nel 1961, i segretari generali recenti sembrano aver immaginato che il loro compito consista principalmente nel passare da un cocktail party all’altro. Non si sono resi conto che la carica a cui si sono candidati può rendere necessaria la presenza in zone di guerra, e quindi non hanno accettato i rischi che ne derivano.

Non si fa più pressione. La seconda ragione del declino dell’ONU e dell’organizzazione internazionale è ideologica. Secondo le ideologie del neoliberismo e della “fine della storia” che hanno dominato così pesantemente gli anni ’90 e il primo decennio del XXI secolo, occuparsi della pace e della sicurezza mondiale non era più il compito più urgente delle Nazioni Unite. Aiutati dalla proliferazione delle organizzazioni non governative (e delle false ONG), i nuovi ideologi hanno allargato la missione dell’ONU a molte questioni secondarie nelle quali non avrebbe mai dovuto essere coinvolta, ma che avrebbe invece dovuto lasciare ad altri organismi governativi e non governativi.

Molti di questi nuovi mandati sono del tutto privi di significato. Mi è stato chiesto di fornire consulenza sul decimo Obiettivo dello sviluppo sostenibile, la riduzione delle disuguaglianze. Non l’ho fatto. Ho pensato che non avesse senso, che fosse impossibile monitorare i risultati e che si trattasse solo di pii desideri, molti dei quali reciprocamente contraddittori – come qualsiasi lettore dei dieci obiettivi sulla disuguaglianza può facilmente verificare.

Indipendenza in declino. La terza ragione, correlata, è di natura finanziaria. Con il progressivo ampliarsi del mandato dell’ONU, della Banca Mondiale e di altre istituzioni internazionali che è giunto a includere praticamente tutto ciò che si può immaginare, le risorse fornite dai governi si sono ovviamente rivelate insufficienti. A quel punto le ONG hanno incontrato miliardari e donatori del settore privato. Con una serie di attività impensabili al momento della creazione dell’ONU, i privati si sono infiltrati nelle organizzazioni create dagli Stati e hanno iniziato a dettare, sulla base dei propri interessi, la nuova agenda 

Ne ho fatto personale esperienza al dipartimento della ricerca alla Banca Mondiale, quando la Fondazione Gates e altri donatori hanno improvvisamente iniziato a fissare le priorità e a perseguirle. Forse i loro obiettivi erano, come tali, lodevoli, ma avrebbero dovuto essere realizzati in modo indipendente. Far dipendere un’organizzazione interstatale dai capricci e dalle fantasie dei miliardari è come appaltare l’istruzione pubblica alla lista Fortune 500 delle aziende statunitensi più ricche.

Ciò ha avuto un ulteriore effetto negativo. I ricercatori o gli economisti esperti di vari paesi, in istituzioni come la Banca Mondiale dedicavano gran parte del loro tempo alla ricerca di donatori privati. Avere successo nel fundraising dava loro potere all’interno dell’istituzione. Quindi, invece di essere buoni ricercatori o buoni economisti  esperti nell’economia di vari paesi, diventavano gestori di fondi e, come tali, a loro volta assumevano ricercatori esterni per svolgere il lavoro principale. La conoscenza di cui era depositaria l’istituzione è stata dissipata. Per quanto ne so, l’unica istituzione internazionale che non ha ceduto a questa tendenza, devastante per l’istituzione stessa, è il Fondo Monetario Internazionale.

È così che l’intero sistema delle Nazioni Unite ha iniziato a declinare e ora siamo nella singolare posizione per cui il capo dell’unica istituzione internazionale creata dall’umanità con il compito di preservare la pace nel mondo, è diventato un semplice spettatore la cui influenza sulle questioni di guerra e di pace è pari a quella di uno qualsiasi dei 7,7 miliardi di abitanti del nostro pianeta.


*Questo articolo è stato originariamente pubblicato in inglese il 3 ottobre scorso su Social Europe (https://socialeurope.eu)

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