Menabò n. 178/2022

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Perché l’antipolitica

Vittorio Mete partendo dalla considerazione che l’antipolitica è l’ospite scomodo della democrazia, propone una definizione del fenomeno, distinguendo tra antipolitica dal basso – praticata dai cittadini – e antipolitica dall’alto – praticata da segmenti delle élite politiche. Mete individua alcune cause sociali, culturali e politiche delle varie forme di antipolitica e conclude con qualche indicazione su cosa politici, cittadini, media e accademici potrebbero fare per tenerla, per quanto possibile, a bada.
Vittorio Mete partendo dalla considerazione che l’antipolitica è l’ospite scomodo della democrazia, propone una definizione del fenomeno, distinguendo tra antipolitica dal basso – praticata dai cittadini – e antipolitica dall’alto – praticata da segmenti delle élite politiche. Mete individua alcune cause sociali, culturali e politiche delle varie forme di antipolitica e conclude con qualche indicazione su cosa politici, cittadini, media e accademici potrebbero fare per tenerla, per quanto possibile, a bada.
Barbara Curli osserva che con la crisi climatica e l’aumento dei costi del gas si è tornati a parlare dell’energia nucleare, la fonte a basse emissioni di carbonio più efficiente e a minore impatto ambientale ma anche la più controversa politicamente. Secondo Curli, il dibattito in Italia, che riguarda anche l’individuazione del deposito per le scorie, resta appiattito sulla dicotomia “nucleare si o no” mancando di confrontarsi con le complessità di una società nucleare, forma “estrema” della civiltà industriale, delle sue contraddizioni e delle sue trasformazioni.
Barbara Curli osserva che con la crisi climatica e l’aumento dei costi del gas si è tornati a parlare dell’energia nucleare, la fonte a basse emissioni di carbonio più efficiente e a minore impatto ambientale ma anche la più controversa politicamente. Secondo Curli, il dibattito in Italia, che riguarda anche l’individuazione del deposito per le scorie, resta appiattito sulla dicotomia “nucleare si o no” mancando di confrontarsi con le complessità di una società nucleare, forma “estrema” della civiltà industriale, delle sue contraddizioni e delle sue trasformazioni.
Enrico D’Elia richiama la teoria secondo cui quando il sistema elettorale è maggioritario, i partiti sono indotti a convergere sulle posizioni dell’elettore “mediano” e perciò su molte questioni propongono programmi piuttosto simili tra loro e poco innovativi. D’Elia sostiene che questa tendenza si rafforza se gli elettori che non si sentono rappresentati scelgono di astenersi e ritiene che la quota proporzionale prevista dall’attuale sistema elettorale, il rosatellum, non sia sufficiente per attenuare questi fenomeni.
Enrico D’Elia richiama la teoria secondo cui quando il sistema elettorale è maggioritario, i partiti sono indotti a convergere sulle posizioni dell’elettore “mediano” e perciò su molte questioni propongono programmi piuttosto simili tra loro e poco innovativi. D’Elia sostiene che questa tendenza si rafforza se gli elettori che non si sentono rappresentati scelgono di astenersi e ritiene che la quota proporzionale prevista dall’attuale sistema elettorale, il rosatellum, non sia sufficiente per attenuare questi fenomeni.
Lisa Magnani osserva che la crisi energetica ha effetti negativi su quantità e prezzi dell’energia, ma mette anche in luce alcune importanti dimensioni della sfida ambientale, cioè l’interdipendenza tra i piani di sviluppo delle maggiori economie mondiali, specialmente India e Cina. Secondo Magnani, la crisi energetica attuale rende necessario riorientare le politiche economiche e ripensare i modelli di governance globale, per favorire la cooperazione e la cogestione dei problemi della sostenibilità.
Lisa Magnani osserva che la crisi energetica ha effetti negativi su quantità e prezzi dell’energia, ma mette anche in luce alcune importanti dimensioni della sfida ambientale, cioè l’interdipendenza tra i piani di sviluppo delle maggiori economie mondiali, specialmente India e Cina. Secondo Magnani, la crisi energetica attuale rende necessario riorientare le politiche economiche e ripensare i modelli di governance globale, per favorire la cooperazione e la cogestione dei problemi della sostenibilità.
Maurizio Pugno partendo dall’osservazione che negli Stati Uniti, e in altri paesi, il benessere soggettivo declina malgrado l’aumento del Pil procapite sostiene, sintetizzando le tesi sostenute nel suo libro Well-being and Growth in Advanced Economies: the Need to Prioritise Human Development, che la crescita economica può portare malessere alle persone perché erode il loro sviluppo umano fondamentale, che richiede l’espansione di quelle capacità, come la creatività e la socialità, che hanno determinato il successo evolutivo della specie umana e la distinguono dagli altri animali.
Maurizio Pugno partendo dall’osservazione che negli Stati Uniti, e in altri paesi, il benessere soggettivo declina malgrado l’aumento del Pil procapite sostiene, sintetizzando le tesi sostenute nel suo libro Well-being and Growth in Advanced Economies: the Need to Prioritise Human Development, che la crescita economica può portare malessere alle persone perché erode il loro sviluppo umano fondamentale, che richiede l’espansione di quelle capacità, come la creatività e la socialità, che hanno determinato il successo evolutivo della specie umana e la distinguono dagli altri animali.

FOCUS

Elena Granaglia e Maurizio Franzini attingendo ai loro ricordi personali salutano con grande affetto e stima Salvatore Biasco che ci ha lasciati il 6 settembre scorso.

FOCUS

Luca Citino, Edoardo Di Porto, Andrea Linarello, Francesca Lotti, Andrea Petrella e Enrico Sette. esaminando le trasformazioni strutturali del nostro sistema produttivo sostengono che nel corso della crisi pandemica la riallocazione dei posti di lavoro tra imprese è stata di intensità inferiore a quella verificatasi in precedenti recessioni, Gli autori riconducono questo effetto alle misure adottate per preservare il potenziale produttivo e mostrano che gli spostamenti sono stati soprattutto verso i servizi di informazione e comunicazione (ICT) e verso le costruzioni.

FOCUS

Paul Bingley e Lorenzo Cappellari presentano i risultati di una loro stima, basata su dati VisitInps, delle determinanti della disuguaglianza salariale secondo cui circa un terzo dei differenziali salariali è riconducibile alle caratteristiche delle imprese e a come queste si combinino con le caratteristiche dei lavoratori. Tale quota aumenta al Sud fino a superare il 40%, suggerendo che soprattutto in questa area favorire la riallocazione del lavoro tra imprese potrebbe avere effetti rilevanti di riduzione della disuguaglianza salariale.

CONTRAPPUNTI

Giuseppe Croce si occupa della nuova articolazione geografica che le dinamiche economiche e demografiche hanno assunto in Italia nel corso degli ultimi due decenni. Utilizzando i dati Eurostat riferiti alle cosiddette regioni metropolitane, Croce mette in evidenza la divergenza, per diversi aspetti drammatica, che si è venuta a creare tra le grandi città e conclude che oggi è nelle città, a partire dalle più grandi, che si determina in gran parte lo sviluppo, o il declino, del paese.

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