Menabò n. 203/2023

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Il populismo e le sue insidie 

Eugenio Levi si chiede se il populismo sia ancora presente nello scenario politico italiano e indica gli argomenti che portano a una risposta decisamente positiva. Quindi si concentra su alcuni recenti lavori allo scopo di illustrare le conseguenze negative del populismo per la qualità della democrazia. Secondo Levi, l’implicazione di questi risultati è che per contrastare il fenomeno è necessario che i partiti non populisti affrontino le cause strutturali del diffondersi del populismo.
Eugenio Levi si chiede se il populismo sia ancora presente nello scenario politico italiano e indica gli argomenti che portano a una risposta decisamente positiva. Quindi si concentra su alcuni recenti lavori allo scopo di illustrare le conseguenze negative del populismo per la qualità della democrazia. Secondo Levi, l’implicazione di questi risultati è che per contrastare il fenomeno è necessario che i partiti non populisti affrontino le cause strutturali del diffondersi del populismo.
Orazio Giancola e Luca Salmieri si occupano di povertà educativa, una piaga nascosta della società italiana, e sostengono che essa riguarda non solo la popolazione in età scolastica ma anche e soprattutto quell’ampia quota di adulti con bassa istruzione e/o scarse competenze alfa-numeriche e di problem solving. Di conseguenza ritengono che l’opinione secondo cui la scuola è la causa di molti dei mali del nostro paese sia sbagliata: la popolazione adulta trasmette inconsapevolmente la povertà educativa alla generazione successiva.
Orazio Giancola e Luca Salmieri si occupano di povertà educativa, una piaga nascosta della società italiana, e sostengono che essa riguarda non solo la popolazione in età scolastica ma anche e soprattutto quell’ampia quota di adulti con bassa istruzione e/o scarse competenze alfa-numeriche e di problem solving. Di conseguenza ritengono che l’opinione secondo cui la scuola è la causa di molti dei mali del nostro paese sia sbagliata: la popolazione adulta trasmette inconsapevolmente la povertà educativa alla generazione successiva.
Massimiliano Massimiliani si interroga sull'assenza della sinistra mediorientale nello scenario dell'attuale crisi in Medioriente e sostiene che essa risale alla seconda metà della Guerra Fredda quando il Medio Oriente è stata una delle zone di maggior attrito tra le due superpotenze. Questo scontro, che si è risolto quasi sempre sul piano militare, ha indebolito o eliminato i soggetti secolaristi che avrebbero dovuto essere protagonisti di un processo di democratizzazione degli Stati della regione dopo la dissoluzione degli Imperi coloniali.
Massimiliano Massimiliani si interroga sull'assenza della sinistra mediorientale nello scenario dell'attuale crisi in Medioriente e sostiene che essa risale alla seconda metà della Guerra Fredda quando il Medio Oriente è stata una delle zone di maggior attrito tra le due superpotenze. Questo scontro, che si è risolto quasi sempre sul piano militare, ha indebolito o eliminato i soggetti secolaristi che avrebbero dovuto essere protagonisti di un processo di democratizzazione degli Stati della regione dopo la dissoluzione degli Imperi coloniali.
Peter Bofinger, riferendosi all’espressione usata di recente (e nuovamente) dall’Economist, si chiede per quale motivo la Germania sia ‘il malato d’Europa’. La sua tesi è che, diversamente da quanto sostengono i media e molti economisti, la causa della malattia non sia la burocrazia pubblica con le correlate alte imposte ma una serie di ritardi accumulati dal sistema manifatturiero tedesco, per affrontare i quali occorrono maggiori investimenti pubblici, oggi impediti dalla normativa che vieta la possibilità di finanziarli con il ricorso al debito.
Peter Bofinger, riferendosi all’espressione usata di recente (e nuovamente) dall’Economist, si chiede per quale motivo la Germania sia ‘il malato d’Europa’. La sua tesi è che, diversamente da quanto sostengono i media e molti economisti, la causa della malattia non sia la burocrazia pubblica con le correlate alte imposte ma una serie di ritardi accumulati dal sistema manifatturiero tedesco, per affrontare i quali occorrono maggiori investimenti pubblici, oggi impediti dalla normativa che vieta la possibilità di finanziarli con il ricorso al debito.

FOCUS

Paolo Carnazza attingendo a un suo libro recente (Navigare nella tempesta. Recenti strategie imprenditoriali e politica industriale in Italia), che si pone la principale finalità di fotografare alcuni recenti shocks strutturali e di analizzare il loro impatto sull’economia italiana, dà conto delle principali strategie adottate dalle imprese in risposta alla crisi pandemica e del ruolo della politica industriale nel presente scenario caratterizzato da un crescente grado di incertezza e di complessità

FOCUS

Edoardo Di Porto e Paolo Naticchioni osservano che gli effetti delle politiche di incentivazione al lavoro, molto utilizzate negli ultimi anni, dipendono da come sono disegnati. Secondo la loro analisi l’impatto occupazionale e retributivo di Esonero Giovani, caratterizzata da uno sgravio sostanziale (100%) per target specifici, è stato superiore a quello di Decontribuzione Sud, con aliquote inferiori (30%) e non rivolta a target specifici. L’esonero della componente contributiva del lavoratore potrebbe avere effetti maggiori sulle retribuzioni.

FOCUS

Linnea Nelli e Maria Enrica Virgillito si chiedono se il fenomeno della She-recession, cioè del prevalente impatto della crisi pandemica sull’occupazione femminile, sia occasionale o abbia cause più profonde radicate nella struttura occupazionale del mercato del lavoro italiano. A tal fine le due autrici propongono un'analisi empirica macro-strutturale che permette di indagare la natura della She-recession in Italia e che fornisce indicazioni sui più opportuni interventi di politica economica.

CONTRAPPUNTI

Chiara Giovinazzo, Barbara Luppi e Fabrizio Patriarca dopo aver approfondito il ruolo dei condizionamenti sociali, culturali e degli stereotipi nel determinare il divario di genere nelle materie STEM, presentano i risultati di un loro recente studio dal quale emerge l’importanza dell’orientamento scolastico nel ridurre meccanismi auto-segreganti nella scelta dei percorsi di studio ed il ruolo dei docenti nonché di studenti ed ex studenti universitari come modelli anti stereotipi di prossimità.

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