Menabò n. 243/2025

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Carlo Cignarella e Paolo D’Imperio analizzano l’impatto che il Superbonus 110% e il Bonus Facciate, due incentivi fiscali destinati alla ristrutturazione e riqualificazione energetica degli edifici residenziali, hanno avuto sugli investimenti in Italia tra il 2020 e il 2023. Gli autori stimano che su 186 miliardi di risorse mobilitate, circa 70 miliardi abbiano finanziato lavori che sarebbero stati comunque realizzati, sollevando dubbi sugli effetti in termini non solo di efficienza ma anche di equità delle risorse pubbliche utilizzate.
Carlo Cignarella e Paolo D’Imperio analizzano l’impatto che il Superbonus 110% e il Bonus Facciate, due incentivi fiscali destinati alla ristrutturazione e riqualificazione energetica degli edifici residenziali, hanno avuto sugli investimenti in Italia tra il 2020 e il 2023. Gli autori stimano che su 186 miliardi di risorse mobilitate, circa 70 miliardi abbiano finanziato lavori che sarebbero stati comunque realizzati, sollevando dubbi sugli effetti in termini non solo di efficienza ma anche di equità delle risorse pubbliche utilizzate.
Carmen Marchiori e Enrico Minelli illustrano, basandosi su un loro lavoro, i limiti del modello di pubblicità digitale adottato dai giganti del tech che si basa sulla massimizzazione della presenza attiva sulle piattaforme, con conseguente maggiore estrazione di dati e crescita stratosferica dei ricavi. Marchiori e Minelli argomentano che la recente adozione, sotto le pressioni regolatorie, del modello ‘pay or consent’ non risolve i problemi e spiegano perché una tassa sui ricavi pubblicitari, ben disegnata, consentirebbe risultati migliori.
Carmen Marchiori e Enrico Minelli illustrano, basandosi su un loro lavoro, i limiti del modello di pubblicità digitale adottato dai giganti del tech che si basa sulla massimizzazione della presenza attiva sulle piattaforme, con conseguente maggiore estrazione di dati e crescita stratosferica dei ricavi. Marchiori e Minelli argomentano che la recente adozione, sotto le pressioni regolatorie, del modello ‘pay or consent’ non risolve i problemi e spiegano perché una tassa sui ricavi pubblicitari, ben disegnata, consentirebbe risultati migliori.
Emilio Carnevali analizza le ragioni alla base della profonda crisi che attraversa le università britanniche, un tempo punto di riferimento internazionale del settore. Il blocco delle rette, gli investimenti attuati per attrarre, in una logica competitiva, iscritti, e la stretta sull’immigrazione regolare da parte di successivi governi, hanno contribuito a portare molti atenei sull’orlo del collasso finanziario. Ma, sostiene Carnevali, l’emergenza più grave è quella educativa: la qualità della didattica dovrebbe preoccupare almeno quanto i deficit dei bilanci.
Emilio Carnevali analizza le ragioni alla base della profonda crisi che attraversa le università britanniche, un tempo punto di riferimento internazionale del settore. Il blocco delle rette, gli investimenti attuati per attrarre, in una logica competitiva, iscritti, e la stretta sull’immigrazione regolare da parte di successivi governi, hanno contribuito a portare molti atenei sull’orlo del collasso finanziario. Ma, sostiene Carnevali, l’emergenza più grave è quella educativa: la qualità della didattica dovrebbe preoccupare almeno quanto i deficit dei bilanci.
Giuseppe Pio Dachille e Ruggero Grilli analizzano il fenomeno, in crescita nel nostro paese, dei pensionati che scelgono di restare attivi sul mercato del lavoro e mostrano che ad alimentare il fenomeno sono soprattutto i lavoratori autonomi. Dachille e Grilli, inoltre, individuano due motivazioni alla base di questa scelta: una di carattere economico, l’altra di carattere professionale e concludono sostenendo che siamo di fronte a un fenomeno strutturale che pone nuove sfide al sistema di welfare e al mercato del lavoro.
Giuseppe Pio Dachille e Ruggero Grilli analizzano il fenomeno, in crescita nel nostro paese, dei pensionati che scelgono di restare attivi sul mercato del lavoro e mostrano che ad alimentare il fenomeno sono soprattutto i lavoratori autonomi. Dachille e Grilli, inoltre, individuano due motivazioni alla base di questa scelta: una di carattere economico, l’altra di carattere professionale e concludono sostenendo che siamo di fronte a un fenomeno strutturale che pone nuove sfide al sistema di welfare e al mercato del lavoro.

FOCUS

Béla Galgóczi spiega, con riferimento all’Europa, perché, dal punto di vista del lavoro e dell’occupazione, accelerare la transizione verde (ed anche quella digitale) è preferibile rispetto alla scelta di rallentarla, sotto pressioni di diversa natura. La ragione principale è che la carenza di investimenti nelle tecnologie verdi comporta non solo l’aggravarsi del rischio climatico ma anche il rischio che i nuovi posti di lavoro nei settori a basse emissioni di carbonio vengano creati al di fuori dell'Europa.

FOCUS

Francesca Moccia ricordando Giuseppe Cotturri riflette sul potere diffuso della cittadinanza attiva, che ha assunto un ruolo politico trainante nella rivitalizzazione delle democrazie, sebbene ciò non sia ancora riconosciuto e risulti in pieno conflitto con gli altri poteri. La cittadinanza attiva, sostiene Moccia, fonda le sue radici su una cultura della solidarietà e del dono, che ricostruisce legami sociali, alimenta la convivenza civile e si prende cura dei bisogni umani con una ragionevolezza superiore rispetto al potere costituito.

FOCUS

Emiliano Mandrone riflette su come l’innovazione tecnologica abbia fatto collassare, con riferimento al lavoro, spazio e tempo, rendendo possibili nuovi assetti socioeconomici. Ne è conseguita una polarizzazione tra attività con un impegno tradizionale nel lavoro e attività più flessibili, non vincolate all’orario e al luogo della prestazione. Queste combinazioni inedite di tempo libero e di lavoro, devono trovare un equilibrio, bilanciando le nuove convenzioni sociali con i vincoli biologici che sono dettati dalla natura e che hanno molteplici ricadute.

CONTRAPPUNTI

Giovanni Carnazza parte dalla considerazione che le regole fiscali, nate per garantire stabilità nell’Eurozona, hanno prodotto l’effetto opposto: politiche pro-cicliche che aggravano le recessioni, soprattutto nei Paesi periferici. Ad accentuare squilibri e asimmetrie hanno contribuito errori metodologici nelle stime della Commissione Europea e l’assenza di un vero e proprio bilancio comune. Carnazza ritiene che la recente riforma del Patto di Stabilità presenti in nuce le stesse problematiche e che sia necessario un radicale ripensamento.

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