Menabò n. 245/2025

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Giulia Milan, Viviana Celli, Emmanuele Pavolini, Stefani Scherer, Pietro Bracaglia, Pierina De Salvo, Valeria Qualiano e Roberta Crialesi dopo aver ricordato che in Italia è ampio il divario tra desiderio di avere figli e nascite, sostengono che una determinante di quel divario è l’insufficiente offerta di servizi educativi per l’infanzia e l’accesso ai nidi. Uno studio ISTAT sui Comuni italiani mostra che aumenti consistenti dei servizi socio-educativi alla prima infanzia portano a più nascite e ciò indica le potenzialità del PNRR come leva per affrontare tale sfida.
Giulia Milan, Viviana Celli, Emmanuele Pavolini, Stefani Scherer, Pietro Bracaglia, Pierina De Salvo, Valeria Qualiano e Roberta Crialesi dopo aver ricordato che in Italia è ampio il divario tra desiderio di avere figli e nascite, sostengono che una determinante di quel divario è l’insufficiente offerta di servizi educativi per l’infanzia e l’accesso ai nidi. Uno studio ISTAT sui Comuni italiani mostra che aumenti consistenti dei servizi socio-educativi alla prima infanzia portano a più nascite e ciò indica le potenzialità del PNRR come leva per affrontare tale sfida.
Francesco D'Angelo, Giuseppe De Arcangelis e Joanna Kopinska si chiedono se la performance degli studenti nelle discipline STEM dipenda dalle interazioni di genere tra docente e studente. Utilizzando dati amministrativi della Sapienza, e sfruttando un disegno quasi-sperimentale, gli autori mostrano che una maggiore presenza di docenti donne nelle triennali STEM migliora la performance delle studentesse nonché, nel medio termine, quella degli studenti e offrono possibili spiegazioni di questi effetti.
Francesco D'Angelo, Giuseppe De Arcangelis e Joanna Kopinska si chiedono se la performance degli studenti nelle discipline STEM dipenda dalle interazioni di genere tra docente e studente. Utilizzando dati amministrativi della Sapienza, e sfruttando un disegno quasi-sperimentale, gli autori mostrano che una maggiore presenza di docenti donne nelle triennali STEM migliora la performance delle studentesse nonché, nel medio termine, quella degli studenti e offrono possibili spiegazioni di questi effetti.
Ariel Garcia, partendo dalla causa, in corso di svolgimento a New York, intentata dal fondo avvoltoio Burford contro la compagnia petrolifera statale argentina YPF in seguito alla sua ri-nazionalizzazione, analizza la storia della compagnia dalla sua fondazione nel 1921 alla sua privatizzazione nel 1999 e alla successiva ri-nazionalizzazione del 2012. Garcia si sofferma in particolare sul ruolo di YPF nella pianificazione territoriale regionale della Patagonia settentrionale e per la salvaguardia della sovranità nazionale.
Ariel Garcia, partendo dalla causa, in corso di svolgimento a New York, intentata dal fondo avvoltoio Burford contro la compagnia petrolifera statale argentina YPF in seguito alla sua ri-nazionalizzazione, analizza la storia della compagnia dalla sua fondazione nel 1921 alla sua privatizzazione nel 1999 e alla successiva ri-nazionalizzazione del 2012. Garcia si sofferma in particolare sul ruolo di YPF nella pianificazione territoriale regionale della Patagonia settentrionale e per la salvaguardia della sovranità nazionale.
Paolo Carnazza e Attilio Pasetto osservano che nell’ultimo decennio mentre l’età media degli imprenditori è aumentata, e con essa il numero degli over 70, è ancora modesta la quota di imprese che hanno adottato o intendono adottare strategie per la successione. Carnazza e Pasetto indicano alcune misure per favorire il passaggio del comando nelle piccole e medie imprese familiari a persone capaci di svolgere un’attività imprenditoriale e ricordano che anche il mercato sta cercando soluzioni, ad esempio attraverso i Search Funds.
Paolo Carnazza e Attilio Pasetto osservano che nell’ultimo decennio mentre l’età media degli imprenditori è aumentata, e con essa il numero degli over 70, è ancora modesta la quota di imprese che hanno adottato o intendono adottare strategie per la successione. Carnazza e Pasetto indicano alcune misure per favorire il passaggio del comando nelle piccole e medie imprese familiari a persone capaci di svolgere un’attività imprenditoriale e ricordano che anche il mercato sta cercando soluzioni, ad esempio attraverso i Search Funds.

FOCUS

Sergio Andreis fa il punto sullo stato dell’industria nucleare a livello globale presentando i principali contenuti dell’annuale World Nuclear Industry Status Report. In particolare, Andreis mostra che il nucleare a livello globale, e con rare eccezioni, è in declino e perde il confronto con le energie rinnovabili in termini di investimenti, capacità installata e produzione effettiva di energia. Su queste basi si rende necessaria una riflessione sulla diseguale attenzione che molti governi, tra cui il nostro, prestano al nucleare e alle rinnovabili.

FOCUS

Livia Celardo e Annalisa Cicerchia partendo dalla considerazione che ogni bambino o bambina dovrebbe avere la possibilità di crescere in un ambiente che aiuti a esprimere al meglio le proprie capacità, osservano che la realtà racconta altro. Basandosi sul recente aggiornamento dell’Istat sulle condizioni di vita dei minori di 16 anni le due autrici fanno il punto sulla situazione nel nostro paese dove moltissimi minori vivono in condizioni di deprivazione materiale e sociale, con effetti negativi sul loro benessere presente e sulle loro chance future.

FOCUS

Alberto Rinaldi e Giovanni Solinas ricordano che l’industrializzazione dell’Emilia-Romagna si è basata sulle piccole e medie imprese (PMI) e sostengono che la visione delle PMI del maggiore partito di governo della regione (PCI e partiti successori) è cambiata nel tempo. Ora il cambiamento strutturale è perseguito principalmente soddisfacendo gli interessi economici più consolidati. Per affrontare le nuove sfide (ambientali, sociali, digitali), occorre una governance più “trasformativa”, aperta a nuovi attori e capace di audaci innovazioni sociali.

CONTRAPPUNTI

Paolo Maranzano e Roberto Antonio Romano, nella prima parte del loro articolo sul dilemma europeo tra riarmo e lavoro, sostengono che la spesa militare non rappresenta una leva di crescita ma è consumo improduttivo. Adottando una prospettiva di lungo periodo, gli autori richiamano il dibattito, svoltosi alla fine della Guerra Fredda, sul “dividendo della pace”, criticano la scelta della statistica economica di classificare la spesa militare come investimento e sostengono che la scelta tra “burro e cannoni” non è soprattutto di civiltà.

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