Menabò n. 247/2025

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Maurizio Pugno dopo aver ricordato che la "distruzione creatrice" delle innovazioni genera crescita economica, osserva che le recenti tecnologie high-tech come smartphone e social media sembrano causare un aumento allarmante di ansia e depressione tra i giovani, con effetti negativi sul loro benessere. Un recente simposio organizzato dall'UNDP e dal Dartmouth College, di cui Pugno dà conto, ha fatto il punto sul problema, individuando interventi preventivi oltre che curativi, nell’ottica dello sviluppo del capitale umano a tutto campo.
Maurizio Pugno dopo aver ricordato che la "distruzione creatrice" delle innovazioni genera crescita economica, osserva che le recenti tecnologie high-tech come smartphone e social media sembrano causare un aumento allarmante di ansia e depressione tra i giovani, con effetti negativi sul loro benessere. Un recente simposio organizzato dall'UNDP e dal Dartmouth College, di cui Pugno dà conto, ha fatto il punto sul problema, individuando interventi preventivi oltre che curativi, nell’ottica dello sviluppo del capitale umano a tutto campo.
Pompeo Della Posta si interroga sulle ragioni della crescente inquietudine con cui l’Occidente guarda alla Cina e sul connesso timore che l’ordine mondiale sia in pericolo con il rischio che si giunga a una nuova Guerra Fredda. Dopo aver ricordato che la Cina non esporta più solo beni a basso costo ma anche prodotti tecnologicamente avanzati, Della Posta ipotizza che potrebbe essere questo successo a generare timore, e non una reale minaccia, di cui non trova evidenza. Serve dialogo, non una nuova Guerra Fredda, per costruire fiducia e pace duratura.
Pompeo Della Posta si interroga sulle ragioni della crescente inquietudine con cui l’Occidente guarda alla Cina e sul connesso timore che l’ordine mondiale sia in pericolo con il rischio che si giunga a una nuova Guerra Fredda. Dopo aver ricordato che la Cina non esporta più solo beni a basso costo ma anche prodotti tecnologicamente avanzati, Della Posta ipotizza che potrebbe essere questo successo a generare timore, e non una reale minaccia, di cui non trova evidenza. Serve dialogo, non una nuova Guerra Fredda, per costruire fiducia e pace duratura.
Andrea Pezzoli osserva che il dibattito nella comunità antitrust (e l’attenzione delle autorità) è concentrato sullo strapotere delle piattaforme digitali e sui rischi dell’Intelligenza Artificiale, rispetto ai quali il contributo della disciplina antitrust (e della regolazione), pur importante, è limitato. Se le autorità antitrust riscoprissero la centralità dei mercati che più impattano sulla vita quotidiana, sulle “cose della vita”, forse le virtù della concorrenza sarebbero apprezzate anche dai molti che si chiedono a cosa serve l’antitrust.
Andrea Pezzoli osserva che il dibattito nella comunità antitrust (e l’attenzione delle autorità) è concentrato sullo strapotere delle piattaforme digitali e sui rischi dell’Intelligenza Artificiale, rispetto ai quali il contributo della disciplina antitrust (e della regolazione), pur importante, è limitato. Se le autorità antitrust riscoprissero la centralità dei mercati che più impattano sulla vita quotidiana, sulle “cose della vita”, forse le virtù della concorrenza sarebbero apprezzate anche dai molti che si chiedono a cosa serve l’antitrust.
Mauro Napoletano e Francesco Toni discutono le persistenti fragilità dell’economia italiana, segnata da alto debito pubblico, bassa crescita, produttività stagnante, bassi salari e fuga di competenze. Le cause sono strutturali: piccole imprese poco innovative, specializzazione in settori maturi e assenza da settori strategici ad alto potenziale di crescita. Per uscirne, secondo i due autori, servono una nuova politica industriale basata su una governance policentrica che coinvolga più attori, salari minimi effettivi e una riforma fiscale più equa.
Mauro Napoletano e Francesco Toni discutono le persistenti fragilità dell’economia italiana, segnata da alto debito pubblico, bassa crescita, produttività stagnante, bassi salari e fuga di competenze. Le cause sono strutturali: piccole imprese poco innovative, specializzazione in settori maturi e assenza da settori strategici ad alto potenziale di crescita. Per uscirne, secondo i due autori, servono una nuova politica industriale basata su una governance policentrica che coinvolga più attori, salari minimi effettivi e una riforma fiscale più equa.

FOCUS

Maria De Paola e Daniela Moro analizzano il ricorso ai congedi parentali, essenziali per l’equilibrio tra lavoro e vita familiare, sulla base dei dati INPS riguardanti i genitori di bambini nati nel 2012-13 e rilevano una forte differenza di genere a vantaggio delle madri. Indicano poi i fattori da cui sembra dipendere l’intensità di utilizzo dei congedi da parte delle madri e concludono osservando che le recenti riforme hanno favorito il ricorso alla misura delle madri e dei padri ma un significativo aumento della partecipazione maschile richiede interventi più incisivi.

FOCUS

Paolo Sebastiani, analizzando i dati dell'Indagine sui Bilanci delle Famiglie di Banca d'Italia, mostra che l'eredità dell’abitazione di residenza agisce da "pavimento di ricchezza", comprimendo la disuguaglianza patrimoniale. Inoltre, con una micro-simulazione statica, applica all’Italia i sistemi di tassazione dell’eredità di vari paesi allo scopo di stimare gli effetti redistributivi e la fattibilità politica di una riforma. I trasferimenti mirati sono più efficienti, ma quelli universali creano più "vincitori", assicurando la sostenibilità politica.

FOCUS

Emiliano Mandrone sostiene che le notizie negative presenti sui social media creano, volontariamente, un clima che ha l’effetto di generare paura nella popolazione come confermano i dati IRIS 2024 sulla ‘mappa della paura’ dai quali emerge una preoccupazione diffusa soprattutto rispetto a delinquenza comune e truffe informatiche. Ma dai dati ufficiali sui crimini risulta che essi sono bassi e decrescenti. Mandrone conclude mettendo in guardia dal ‘terrorismo massmediatico’ e invoca iniziative dirette a liberare le persone dal timore reciproco.

CONTRAPPUNTI

Maurizio Franzini e Michele Raitano intervengono sulla riduzione dell’aliquota IRPEF sul secondo scaglione prevista dalla Legge di Bilancio 2026, che ha acceso un confuso dibattito, cercando di chiarire, al di là della vaghezza delle categorie usate per individuare i beneficiari (ceto medio, ricchi) chi essi siano effettivamente. I due autori ricordano soprattutto che questi benefici saranno di diversa entità con rilevanti conseguenze per la disuguaglianza, alla quale non sembra esser stata dedicata l’attenzione che, per diverse ragioni, meriterebbe.

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