Menabò n. 251/2026

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Roberto Tamborini muovendo dalla considerazione che per la prima volta in cima all'agenda dell'Europa c’è la sua collocazione nel mondo, che non è più né prestabilita né garantita, sostiene che la strategia della competizione per imitazione degli Stati Uniti e della Cina è errata alla radice. All'opposto, l'Europa deve far leva su un'altra supremazia di scala globale, il suo soft power, proponendosi come potenza leggera per chi desidera prosperità con equità e giustizia, cooperazione e sicurezza, la forza del diritto anziché il diritto della forza.
Roberto Tamborini muovendo dalla considerazione che per la prima volta in cima all'agenda dell'Europa c’è la sua collocazione nel mondo, che non è più né prestabilita né garantita, sostiene che la strategia della competizione per imitazione degli Stati Uniti e della Cina è errata alla radice. All'opposto, l'Europa deve far leva su un'altra supremazia di scala globale, il suo soft power, proponendosi come potenza leggera per chi desidera prosperità con equità e giustizia, cooperazione e sicurezza, la forza del diritto anziché il diritto della forza.
Giuseppe Zanini esamina il passaggio dall'economia della conoscenza a quella della rendita dovuto all'intelligenza artificiale. A tal fine illustra come l'IA stia trasformando le competenze specialistiche in commodity accessibili a tutti e sostiene che la competizione ora si svolge sulle capacità irreplicabili (giudizio strategico, sintesi interdisciplinare, responsabilità) e sul controllo delle infrastrutture digitali con indebolimento dell’istruzione come fattore di mobilità sociale. Occorre limitare la rendita tecnologica per evitare una deriva neo-feudale.
Giuseppe Zanini esamina il passaggio dall'economia della conoscenza a quella della rendita dovuto all'intelligenza artificiale. A tal fine illustra come l'IA stia trasformando le competenze specialistiche in commodity accessibili a tutti e sostiene che la competizione ora si svolge sulle capacità irreplicabili (giudizio strategico, sintesi interdisciplinare, responsabilità) e sul controllo delle infrastrutture digitali con indebolimento dell’istruzione come fattore di mobilità sociale. Occorre limitare la rendita tecnologica per evitare una deriva neo-feudale.
Elisabetta Lecco e Rama Dasi Mariani mosse dalla speranza di trovare nel passato una risposta al disorientamento che suscita il presente ci portano a conoscere due personaggi eccezionali vissuti più di due secoli fa, tra la fine del Settecento e i primi decenni dell'Ottocento, in anni tumultuosi, forse anche più dei nostri. Le storie, per molti versi straordinarie, di Andrea Badarò e suo figlio Giovanni Battista Libero ci parlano infatti anche della nostra storia.
Elisabetta Lecco e Rama Dasi Mariani mosse dalla speranza di trovare nel passato una risposta al disorientamento che suscita il presente ci portano a conoscere due personaggi eccezionali vissuti più di due secoli fa, tra la fine del Settecento e i primi decenni dell'Ottocento, in anni tumultuosi, forse anche più dei nostri. Le storie, per molti versi straordinarie, di Andrea Badarò e suo figlio Giovanni Battista Libero ci parlano infatti anche della nostra storia.
Giuseppe Travaglini partendo dalle recenti affermazioni del Governatore Panetta sul sottofinanziamento del sistema universitario, sui bassi rendimenti salariali del capitale umano e sui pochi laureati collega tali problemi alle caratteristiche del nostro sistema produttivo, in particolare alle deboli innovazioni e alla stagnazione della produttività. Per invertire queste tendenze e consolidare il legame tra istruzione superiore e crescita occorre un forte incremento del finanziamento universitario e delle risorse per ricerca, sviluppo e innovazione.
Giuseppe Travaglini partendo dalle recenti affermazioni del Governatore Panetta sul sottofinanziamento del sistema universitario, sui bassi rendimenti salariali del capitale umano e sui pochi laureati collega tali problemi alle caratteristiche del nostro sistema produttivo, in particolare alle deboli innovazioni e alla stagnazione della produttività. Per invertire queste tendenze e consolidare il legame tra istruzione superiore e crescita occorre un forte incremento del finanziamento universitario e delle risorse per ricerca, sviluppo e innovazione.

FOCUS

Claudia Giordano analizza il legame tra finanza digitale, inclusione finanziaria e disuguaglianze di reddito nel contesto italiano. I risultati mostrano una forte associazione positiva tra reddito e accesso ai servizi finanziari, con persistenti divari territoriali e socioeconomici. Inoltre, l’indice di utilizzo dei servizi digitali è associato a livelli di reddito più elevati. Dall’analisi emerge che la finanza digitale può contribuire ad accentuare le disuguaglianze se non accompagnata da politiche mirate.

FOCUS

Miguel Xavier prende posizione sulle difficoltà che gravano sulla sinistra in generale e sulla socialdemocrazia in particolare ormai da molti anni. Xavier ritiene che la ragione principale sia da ricercare nella difesa dell’esistente che la socialdemocrazia ha finito per fare, presa dal timore di un ulteriore peggioramento e sostiene che ora deve imboccare la strada della trasformazione con l’obiettivo di salvaguardare i propri obiettivi e valori ma perseguendoli con strategie diverse, delle quali offre alcuni esempi.

FOCUS

Emilio Carnevali interviene su Abundance. How to Build a Better Future il libro di due giornalisti americani, Ezra Klein e Derek Thompson, che sta suscitando un dibattito molto acceso negli Stati Uniti. L’ambizione degli autori è fornire alla sinistra americana una nuova agenda politica, fondata su una sorta di “deregulation progressista”. Carnevali discute le idee principali avanzate nel libro, collocandole nel contesto dei crescenti segnali di involuzione autoritaria dell’amministrazione Trump.

CONTRAPPUNTI

Andrea Boitani si chiede se si possa prendere sul serio e cosa realmente significhi la dichiarazione di Trump secondo cui i trattati e gli accordi internazionali sui cambiamenti climatici sono contrari agli interessi americani. Boitani, basandosi su molteplici dati, argomenta che si tratta soprattutto degli interessi dei ricchi, il cui contributo alle emissioni di gas serra va ben oltre i loro consumi. A pesare è la loro proprietà di imprese che generano rendite eccezionali grazie alle fonti fossili e alle emissioni.

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