Menabò n. 255/2026

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Anna Simonazzi osserva che la crisi causata dall’attacco all’Iran rischia di far crollare l’economia mondiale e di cambiare i rapporti di forza fra le maggiori potenze. La chiusura delle fonti energetiche del Golfo accresce la dipendenza della Cina dalla Russia e dell’UE dagli USA, inoltre erode il consenso interno alla politica di Trump e rimette in gioco la Russia. Ciò rende urgenti politiche per la sicurezza energetica, che non può che basarsi sulle fonti rinnovabili, una strategia che la Cina persegue da tempo con determinazione diversamente dall’UE.
Anna Simonazzi osserva che la crisi causata dall’attacco all’Iran rischia di far crollare l’economia mondiale e di cambiare i rapporti di forza fra le maggiori potenze. La chiusura delle fonti energetiche del Golfo accresce la dipendenza della Cina dalla Russia e dell’UE dagli USA, inoltre erode il consenso interno alla politica di Trump e rimette in gioco la Russia. Ciò rende urgenti politiche per la sicurezza energetica, che non può che basarsi sulle fonti rinnovabili, una strategia che la Cina persegue da tempo con determinazione diversamente dall’UE.
Carmela Chiapperini e Gianfranco Viesti sintetizzano i principali risultati di una recente ricerca che ha analizzato gli interventi finanziati dal PNRR in cinque grandi aree urbane italiane. Da essi emerge un quadro articolato e interessante, fatto di luci e ombre. Su questi temi è opportuna una discussione pubblica, tanto per assicurarsi che l’impatto delle opere sia significativo in termini di servizi, quanto per trarne indicazioni per il disegno delle future politiche di investimento pubblico.
Carmela Chiapperini e Gianfranco Viesti sintetizzano i principali risultati di una recente ricerca che ha analizzato gli interventi finanziati dal PNRR in cinque grandi aree urbane italiane. Da essi emerge un quadro articolato e interessante, fatto di luci e ombre. Su questi temi è opportuna una discussione pubblica, tanto per assicurarsi che l’impatto delle opere sia significativo in termini di servizi, quanto per trarne indicazioni per il disegno delle future politiche di investimento pubblico.
Lucrezia Fanti e Maria Enrica Virgillito discutono il ruolo delle politiche industriali mostrando come le imprese pubbliche possano favorire la riduzione dei divari economici tra aree caratterizzate da eterogeneità nelle capacità produttive e tecnologiche. L'analisi si basa sullo studio di scenari alternativi di policy, simulati all'interno di un modello macroeconomico ad agenti eterogenei, con una struttura multisettore, e a due paesi (un Nord e un Sud) che scambiano beni capitali (macchine), beni finali e in cui vi è migrazione della forza lavoro.
Lucrezia Fanti e Maria Enrica Virgillito discutono il ruolo delle politiche industriali mostrando come le imprese pubbliche possano favorire la riduzione dei divari economici tra aree caratterizzate da eterogeneità nelle capacità produttive e tecnologiche. L'analisi si basa sullo studio di scenari alternativi di policy, simulati all'interno di un modello macroeconomico ad agenti eterogenei, con una struttura multisettore, e a due paesi (un Nord e un Sud) che scambiano beni capitali (macchine), beni finali e in cui vi è migrazione della forza lavoro.
Alessandro Arrighetti e Fabio Landini esaminano le interpretazioni prevalenti delle difficoltà dell’economia italiana. Dopo aver ricordato che molte analisi tendono a descrivere il sistema produttivo come relativamente omogeneo, sostengono che il capitalismo italiano costituisce, per molti aspetti, “un mondo a parte”, caratterizzato da una forte eterogeneità di strategie d’impresa e modelli competitivi. La conclusione è che tale varietà rappresenta un tratto strutturale del sistema industriale italiano che richiede politiche più mirate e coerenti.
Alessandro Arrighetti e Fabio Landini esaminano le interpretazioni prevalenti delle difficoltà dell’economia italiana. Dopo aver ricordato che molte analisi tendono a descrivere il sistema produttivo come relativamente omogeneo, sostengono che il capitalismo italiano costituisce, per molti aspetti, “un mondo a parte”, caratterizzato da una forte eterogeneità di strategie d’impresa e modelli competitivi. La conclusione è che tale varietà rappresenta un tratto strutturale del sistema industriale italiano che richiede politiche più mirate e coerenti.

FOCUS

Fabio Elefante sintetizza i contenuti del referendum confermativo del prossimo 22-23 marzo, richiamando le principali modifiche previste dalla riforma costituzionale, relative a tre assi principali: la separazione delle carriere tra magistratura giudicante e inquirente; il sorteggio in luogo dell’elezione per i componenti elettivi del CSM; l’introduzione dell’Alta Corte Disciplinare per decidere sui provvedimenti disciplinari sui magistrati. Per ciascuno di essi, Elefante elenca i principali argomenti dei fautori del Si e del No.

FOCUS

Francesco Severa intervenendo sul referendum costituzionale sostiene che il "correntismo" nella magistratura ha imposto una logica di rappresentanza para-politica al CSM., distorcendo lo statuto costituzionale originario di questa istituzione, pensata invece come vertice amministrativo e gestorio della giurisdizione, a tutela della sua indipendenza. Secondo Severa, la riforma costituzionale in discussione cerca efficacemente di correggere e superare questo sviluppo materiale, superando la carriera unica e introducendo il sorteggio.

FOCUS

Giuliano Serges esamina criticamente i principali argomenti a sostegno della riforma costituzionale sull’ordinamento giurisdizionale promossa dal Governo (c.d. “riforma Nordio”), di cui illustra i profili essenziali. Serges analizza, in particolare, i possibili effetti della riforma sull’assetto costituzionale, dallo “smembramento” del CSM all’istituzione dell’Alta Corte disciplinare e la sua conclusione è che la riforma, lungi dal rafforzare la terzietà dei giudici, comporti rischi significativi per l’indipendenza della magistratura.

CONTRAPPUNTI

Fabrizio Patriarca discute criticamente l’orientamento delle istituzioni europee ad affrontare con un’unica strategia problemi distinti, dalla sostenibilità dei sistemi di welfare alla debolezza degli investimenti e degli strumenti finanziari di lungo periodo, ed esamina, in particolare, lo strumento principale di questa strategia, l’estensione dei meccanismi di adesione tramite silenzio-assenso alla previdenza complementare, che appare inefficace rispetto a quegli obiettivi poiché più che generare nuovo risparmio rialloca risorse già esistenti.

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