Menabò n. 262/2026

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Pierluigi Contucci ci ricorda che l’intelligenza artificiale è una tecnologia che funziona senza una teoria capace di spiegarne il funzionamento, come accadde al motore a vapore prima della termodinamica. Ciò ha effetti sulla produttività economica dell’energia (EPE); basandosi su di essi Contucci discute due possibili traiettorie: una fase di elevato costo energetico oppure una concentrazione senza precedenti del valore. In entrambi i casi la posta in gioco è politica. Per l’Europa la priorità non è inseguire la scala, ma costruire una scienza pubblica dell’IA.
Pierluigi Contucci ci ricorda che l’intelligenza artificiale è una tecnologia che funziona senza una teoria capace di spiegarne il funzionamento, come accadde al motore a vapore prima della termodinamica. Ciò ha effetti sulla produttività economica dell’energia (EPE); basandosi su di essi Contucci discute due possibili traiettorie: una fase di elevato costo energetico oppure una concentrazione senza precedenti del valore. In entrambi i casi la posta in gioco è politica. Per l’Europa la priorità non è inseguire la scala, ma costruire una scienza pubblica dell’IA.
Maurizio Franzini riflette sulla tesi enunciata da Rodrik nel suo ultimo libro, secondo cui la democrazia necessita di una solida classe media che, a sua volta, richiede good jobs, lavori buoni, che oggi scarseggiano. Franzini analizza questa tesi, ad iniziare dall’accezione dei termini utilizzati, si sofferma sulla strategia (ispirata alla predistribuzione) suggerita da Rodrik per creare good jobs e conclude chiedendosi se tale strategia, con i suoi obiettivi, non possa integrarsi, anche riequilibrandola, con quella di cui molto si discute in Europa, imperniata sulla competitività.
Maurizio Franzini riflette sulla tesi enunciata da Rodrik nel suo ultimo libro, secondo cui la democrazia necessita di una solida classe media che, a sua volta, richiede good jobs, lavori buoni, che oggi scarseggiano. Franzini analizza questa tesi, ad iniziare dall’accezione dei termini utilizzati, si sofferma sulla strategia (ispirata alla predistribuzione) suggerita da Rodrik per creare good jobs e conclude chiedendosi se tale strategia, con i suoi obiettivi, non possa integrarsi, anche riequilibrandola, con quella di cui molto si discute in Europa, imperniata sulla competitività.
Giuseppe Sant’Elia nella seconda parte del suo articolo sull’enciclica "Magnifica Humanitas" entra nel suo nucleo più politico. Al centro vi sono la responsabilità, l’accountability e il significato del verbo “disarmare”, scelto dal Papa come chiave interpretativa del rapporto tra uomo e tecnologia. Dalle decisioni algoritmiche alla guerra automatizzata, dal potere delle piattaforme al bene comune, emerge una domanda decisiva: come mantenere il controllo umano su processi che incidono sempre più profondamente sulla vita delle persone e sulla qualità della democrazia?
Giuseppe Sant’Elia nella seconda parte del suo articolo sull’enciclica "Magnifica Humanitas" entra nel suo nucleo più politico. Al centro vi sono la responsabilità, l’accountability e il significato del verbo “disarmare”, scelto dal Papa come chiave interpretativa del rapporto tra uomo e tecnologia. Dalle decisioni algoritmiche alla guerra automatizzata, dal potere delle piattaforme al bene comune, emerge una domanda decisiva: come mantenere il controllo umano su processi che incidono sempre più profondamente sulla vita delle persone e sulla qualità della democrazia?
Roberto Antonio Romano e Anna Maria Grazia Variato muovono dalla considerazione che l’intelligenza artificiale non è soltanto una rivoluzione tecnologica, è una trasformazione che redistribuisce potere, ridefinisce il lavoro e modifica il rapporto tra mercato, istituzioni e democrazia. In "Magnifica Humanitas" Leone XIV affronta queste tematiche senza cedere né all'entusiasmo tecnocratico né alla paura apocalittica. Ne emerge una domanda che gli economisti non possono eludere: chi governa l’innovazione e a vantaggio di chi?
Roberto Antonio Romano e Anna Maria Grazia Variato muovono dalla considerazione che l’intelligenza artificiale non è soltanto una rivoluzione tecnologica, è una trasformazione che redistribuisce potere, ridefinisce il lavoro e modifica il rapporto tra mercato, istituzioni e democrazia. In "Magnifica Humanitas" Leone XIV affronta queste tematiche senza cedere né all'entusiasmo tecnocratico né alla paura apocalittica. Ne emerge una domanda che gli economisti non possono eludere: chi governa l’innovazione e a vantaggio di chi?

FOCUS

Marino Pezzolo, richiamando un suo recente studio, riflette sulle disuguaglianze nel mercato del lavoro italiano per gli over-55. Dopo aver ricordato come le riforme abbiano innalzato l’età pensionabile, segnala che nei fatti non si assista a un reale invecchiamento attivo, ma a un prolungamento forzato che esacerba la segmentazione e lo svantaggio cumulativo. Per uscirne, suggerisce interventi mirati, tra cui una flessibilità d’uscita per i lavori gravosi, crediti di genere e alfabetizzazione tecnologica.

FOCUS

Federico Fornasari e Giacomo Roma presentano l’ultimo libro di Katharina Pistor, “The Law of Capitalism and How to Transform It”, nel quale la studiosa individua i meccanismi di diritto privato posti alla base del funzionamento del capitalismo che rendono difficile disciplinarlo. Dopo aver spiegato perché ripone poca fiducia nella possibilità di correggere il capitalismo con gli strumenti della regolamentazione pubblica Pistor indica alcune strade che potrebbero essere seguite per una positiva trasformazione del sistema giuridico.

FOCUS

Pietro Galeone ritiene che il decreto sul “salario giusto” rappresenti un riconoscimento politico e normativo del problema salariale, ma resta un'arma spuntata. Dopo aver illustrato i punti deboli del decreto Galeone sostiene che il rischio è che si archivi la questione salariale senza affrontare le cause strutturali del lavoro povero, dal dumping contrattuale agli appalti al massimo ribasso. Per essere efficace, una politica salariale dovrebbe intervenire non solo sulla paga, ma anche sulla qualità complessiva del contratto e sulla piena attuazione della Costituzione.

CONTRAPPUNTI

Elena Granaglia osserva che negli ultimi decenni si è diffuso il convincimento che la titolarità della proprietà sia irrilevante per perseguire finalità pubbliche, cosicché sia le organizzazioni pubbliche sia quelle private possono concorrere alla funzione pubblica. Attingendo al recente libro di Vittorio Agnoletto (“L'industria della salute. Farmaci, privatizzazioni e affari. Ecco perché un'altra medicina è necessaria”, PaperFIRST, 2026), Granaglia mette in evidenza come la realtà, in sanità, sia molto diversa. La produzione pubblica ha potenzialità che la sanità privata non ha.

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