ALL'INTERNO DEL

Menabò n. 172/2022

19 Maggio 2022

Se la domanda non trova l’offerta sul mercato del lavoro: mismatch e disoccupazione in Italia*
Piero Esposito e Sergio Scicchitano richiamano l’attenzione sul crescente mismatch tra domanda e offerta di lavoro, anche nella fase di ripresa post-pandemica, che si manifesta in modo rilevante anche come sovra-istruzione dei laureati.
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La ripresa del mercato del lavoro italiano va di pari passo con la crescita del mismatch tra domanda e offerta di lavoro, come testimoniato dagli ultimi dati del Bollettino Excelsior di Anpal e Unioncamere: le imprese hanno difficoltà a reperire profili da inserire nell’area dei sistemi informativi, (mismatch del 57%) ma anche nelle aree della progettazione/ricerca/sviluppo e dell’installazione e manutenzione (48%). In Italia, come negli altri paesi, esistono varie definizioni del mismatch, e le fonti ufficiali rilevano una sovraistruzione in continua crescita negli ultimi anni e quindi strutturale, sul quale poco hanno inciso le politiche per l’istruzione, per il lavoro e industriali degli ultimi anni. Nel confronto con gli altri paesi OCSE, l’Italia ha un valore del mismatch molto più alto della media. A ciò si aggiunga che le transizioni scuola lavoro nel nostro paese sono decisamente più lunghe rispetto alle altre maggiori economie europee, come già testimoniato sulla Voce.info. In un recente lavoro abbiamo analizzato una delle molteplici dimensioni del fenomeno del mismatch: la “sovraistruzione”, definita come situazione in cui il livello di istruzione del lavoratore è superiore a quello richiesto. Gli obiettivi sono capire chi sono i lavoratori soggetti a mismatch e se questi hanno un maggior rischio di disoccupazione.

La quota di lavoratori sovraistruiti tra i laureati è molto alta e pari al 37,4% (Figura 1); l’incidenza maggiore si riscontra tra i lavoratori di sesso maschile, tra i lavoratori nel settore dei servizi distributivi, tra gli occupati nelle imprese medio-grandi e, tra gli occupati con contratto a tempo indeterminato. Quest’ultimo risultato farebbe emergere quindi una sorta di trade-off tra stabilità lavorativa e sovraistruzione: ci si accontenta di un impiego per il quale l’istruzione posseduta è troppo alta pur di avere stabilità economica e lavorativa. Non si può, poi, escludere che il dato dipenda dal fatto che laddove prevale il lavoro stabile le imprese perseguono strategie competitive basate sul contenimento dei costi che non prevedono valorizzazione delle competenze dei lavoratori. I risultati in Figura 1 rimangono sostanzialmente invariati rispetto ai diversi livelli di disaggregazione con cui è calcolata la misura di sovraistruzione (occupazioni calcolate a 2 digits vs 4 digits).

Figura 1: Quota del mismatch per le principali categorie di occupati

Elaborazione su dati INAPP-PLUS 2018

Esaminando poi le transizioni verso la disoccupazione e verso un altro lavoro, dai dati della Figura 2 si nota come per i laureati sovraistruiti con contratto a termine, la probabilità di transizione verso la disoccupazione è pari al 25%, ben al di sopra della loro probabilità di cambiare occupazione. Un’ulteriore evidenza riguarda la dimensione d’impresa: la transizione verso la disoccupazione – a prescindere dalla condizione di sovraistruito – risulta più probabile nelle piccole imprese rispetto a quelle di medio-grandi dimensioni.

I risultati del nostro lavoro forniscono una potenziale spiegazione a queste evidenze descrittive. In particolare, evidenziamo come il mismatch sia un importante canale di disoccupazione in Italia e che ciò sia dovuto sia a fattori di domanda che di offerta, con i primi più rilevanti. Da un lato, infatti, osservando le dimensioni dell’impresa, troviamo che i giovani lavoratori sovraistruiti nelle micro e piccole imprese presentano un rischio maggiore di disoccupazione rispetto agli altri lavoratori, mentre i lavoratori più anziani sovraistruiti? corrono un rischio maggiore di cambiare lavoro. Ciò suggerisce che le traiettorie di carriera nelle piccole imprese possono essere complicate e incerte, con un notevole rischio di cadere nella trappola della disoccupazione o di vivere lunghi periodi di precarietà prima di trovare un lavoro adeguato. D’altra parte, quando si tiene conto della composizione settoriale e delle differenze di genere, la c.d. trappola della disoccupazione per i laureati può verificarsi per i giovani occupati nei servizi di mercato – specie nella distribuzione – e per le donne. Queste ultime, infatti, hanno quote di occupazioni a tempo determinato più elevate degli uomini anche nelle imprese di dimensioni medio grandi (18% contro il 13%) anche se inferiori alla quota di tempi determinati nelle imprese di dimensioni inferiori (34% nelle micro imprese e 30% nelle piccole imprese a fronte del dato maschile del 33% nelle micro imprese e del 22% nelle piccole imprese).

Da queste evidenze si deduce che i lavoratori potrebbero scegliere di cercare lavoro nelle imprese di grandi dimensioni in quanto offrono una maggiore stabilità lavorativa, evitando così di cadere nella trappola della disoccupazione/sottoccupazione associata alle micro e piccole imprese, e ciò anche a costo di dover scegliere un’occupazione che richiede un numero di anni di istruzione minore di quello posseduto.

Figura 2: Transizione verso disoccupazione (DIS) o verso altra occupazione (Altra Occ.) per lavorati sovraistruiti e non

Elaborazione su dati INAPP-PLUS 2018

La causa principale di questa trappola della disoccupazione dei lavoratori sovraistruiti sembrerebbe quindi risiedere nella specializzazione produttiva del paese, con un’elevata quota di micro e piccole imprese e un’alta diffusione di occupazioni ad alto grado di routine (ripetizione e standardizzazione). Ciò è confermato dai dati che mostrano come quasi il 40% dei lavoratori laureati sia occupato in mansioni routinarie, nonché dai nostri risultati che evidenziano come il grado di routine sia una delle più importanti determinanti della sovraistruzione. Questo dato è coerente con l’ipotesi di un generale impoverimento del mercato del lavoro italiano dovuto alla crescita delle occupazioni poco qualificate negli ultimi decenni, già testimoniato qui e qui, e alla ben nota specializzazione strutturale nei settori più tradizionali e basso valore aggiunto.

Da queste evidenze si evince come sia le politiche di domanda sia quelle di offerta risultino fondamentali per risolvere il problema della sovraistruzione e della perdita di capitale umano ad essa associata. Siamo nell’epoca di Industria 4.0 e la speranza è di andare verso una Industria 5.0, in cui il fattore umano è al centro del processo produttivo. Pertanto, da un lato per evitare il rischio di disoccupazione dovuto alla obsolescenza delle competenze, le imprese dovrebbero selezionare e allocare in modo efficiente i lavoratori e creare posti di lavoro altamente qualificati in settori innovativi ad alta tecnologia e ad alta intensità di conoscenza. Dall’altro lato, l’offerta deve migliorare le competenze tecnico-scientifiche che il mercato richiede oggi e che sappiamo già richiederà nell’immediato futuro: in tale contesto il sistema duale – inteso come modalità di apprendimento basata sull’alternarsi di momenti formativi “in aula” (presso una istituzione formativa) e momenti di formazione pratica in “contesti lavorativi” (presso una impresa/organizzazione) – e l’alternanza scuola-lavoro andrebbero rafforzati. Non ultimo, l’elemento retributivo gioca un fattore importante in quanto molti dei nostri laureati – soprattutto nelle materie STEM – preferiscono emigrare attirati dalle migliori condizioni contrattuali offerte dalle imprese. Ciò malgrado l’elevata richiesta di questa tipologia di laureati. E’ noto, infatti, che le retribuzioni dei laureati in Italia sono relativamente basse rispetto nel confronto con i Paesi OCSE. Quindi, nell’ottica di favorire la complementarità tra le politiche, quelle di offerta, volte ad orientare le scelte di istruzione verso i percorsi più richiesti, devono necessariamente essere associate ad un miglioramento delle condizioni proposte dalle imprese.

*Le opinioni espresse non riflettono necessariamente quelle di INAPP. Questo articolo compare in simultanea su www.lavoce.info

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