ALL'INTERNO DEL

Menabò n. 177/2022

31 Luglio 2022

Un lento ritorno alla normalità: ma è così per tutti?
Patrizia Falzetti e Paola Giangiacomo esaminano i risultati delle prove INVALSI 2022 che permettono di individuare le ricadute della pandemia sugli apprendimenti scolastici. Le due autrici richiamano il positivo rallentamento del calo, rilevato lo scorso anno e alcuni incoraggianti segnali di ripresa. Ma permangono e sotto vari aspetti si aggravano i divari territoriali che penalizzano il Mezzogiorno e la variabilità tra scuole e classi è tale da suggerire che le opportunità di apprendimento egli studenti sono tutt’altro che eguagliate.
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Sono stati presentati all’inizio di luglio i risultati relativi alle prove INVALSI 2022 che ogni anno rilevano i livelli di apprendimento raggiunti dagli studenti in Italiano, Matematica e Inglese (nelle due competenze ricettive di ascolto e lettura) nelle classi II e V della scuola primaria, nella classe III della scuola secondaria di primo grado e nelle classi II e ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado. In particolare, questo anno scolastico, come accadde la prima volta nel 2019, vede di nuovo tutti gradi coinvolti dalle rilevazioni, dalla II primaria all’ultimo anno della scuola superiore e questo permette di avere una fotografia completa del sistema scolastico e del suo andamento prima e dopo la pandemia da Covid-19. Dalla presentazione dei risultati il primo importante messaggio proveniente dall’analisi dei dati INVALSI 2022 è un incoraggiante arresto della caduta degli apprendimenti rilevata lo scorso anno con i dati del 2021 subito dopo la chiusura per la pandemia da Covid-19, quindi quasi una inversione di rotta. Questo è certamente un elemento confortante e di interesse notevole, ma alcune criticità e alcune differenze a livello territoriale continuano a persistere e, in alcuni casi, ad accentuarsi nel tempo senza che si riesca a ridurne l’entità.

Ma partiamo dalla base del nostro sistema scolastico, i segnali più confortanti continuano infatti ad arrivare dalla scuola primaria che si attesta sui livelli di apprendimento raggiunti nelle precedenti edizioni delle rilevazioni. Tale affermazione, vera in generale, nasconde però profonde differenze territoriali più o meno in entrambi i gradi indagati della scuola primaria (con la classe quinta più in difficoltà rispetto alla classe seconda) e per tutte le materie (Italiano e Matematica per entrambe le classi più Inglese lettura e ascolto per la classe quinta). Nella figura 1 si prende in considerazione solo la percentuale degli studenti che non raggiunge il livello di adeguatezza nei 3 anni indicati e, a titolo esemplificativo, si calcola la differenza tra il Sud e isole, da un lato, e il Nord Ovest, dall’altro. Come si può ben vedere tale differenza è sempre a sfavore del Sud e Isole e nel caso dell’Inglese ascolto il valore oltre a essere più ampio, peggiora nel tempo.

Figura 1: Differenza tra Sud e Isole e Nord Ovest tra studenti che non raggiungono il livello di adeguatezza in V primaria dal 2019 al 2022

Con notevoli differenze tra i territori del Paese rimane invariata la forte variabilità dei risultati tra classi e tra scuole. Tale fenomeno può essere considerato come una misura dell’equità o anche dell’iniquità del sistema scolastico nazionale. Buoni esiti medi, una variabilità tra classi o tra scuole praticamente nulla e una variabilità all’interno delle classi attorno al 100% rappresenterebbe la situazione ideale che permetterebbe a ciascuno studente di avere le stesse opportunità di apprendimento indipendentemente dalla classe o dalla scuola frequentata. Purtroppo, in generale non è sempre così. Mentre al Nord la situazione è sicuramente meno problematica, nel Mezzogiorno si osserva una percentuale di variabilità tra classi e anche tra scuole decisamente molto elevata come si può vedere dalle figure sottostanti. 

Figura 2a: La Variabilità tra scuole e tra classi per Matematica nel I ciclo di istruzione

Figura 2b: La Variabilità tra scuole e tra classi per Italiano nel I ciclo di istruzione

Prendiamo ora in considerazione solo uno dei due aspetti, ovvero la variabilità tra classi, che indica classi all’interno di una stessa scuola molto diverse tra loro, ma al loro interno composte da studenti con caratteristiche simili rispetto alla grandezza indagata, in questo caso gli esiti di apprendimento. Con una semplice correlazione bivariata riportata nella tavola 1, che nulla implica per gli effetti causali, si può però facilmente notare che una elevata variabilità tra classi si associa a bassi punteggi in tutte le materie, anche se con intensità diversa. Pur non potendo essere interpretato come una relazione di causalità, questo fenomeno meriterebbe un approfondimento per capire se esso possa in parte spiegare i differenti risultati tra le regioni del Nord e quelle del Mezzogiorno a scapito di queste ultime.

Tavola 1: Correlazione tra variabilità tra classi rispetto alle discipline e punteggio alle discipline stesse


Le differenze di rendimento a livello territoriale, andando avanti con i gradi scolastici, non fanno che acuirsi, e questo è vero ovviamente sia per gli studenti fragili, sia per quelli nella fascia media di competenze, sia, infine, per gli studenti cosiddetti eccellenti.

Ma se consideriamo i soli studenti che raggiungono i traguardi in Italiano e Matematica nella terza classe della scuola secondaria di primo grado osserviamo che non solo questi si riducono nel tempo, ma si differenziano notevolmente all’interno dello stesso anno passando dal Nord al Sud; infatti il 66% del Nord Ovest del 2022 si riduce al 51% nel Sud e Isole, con una differenza del 15% per Italiano e addirittura questa differenza diventa del 24% in Matematica a sfavore del Sud e Isole. Se confrontiamo, ad esempio, per la Matematica la Valle d’Aosta con la Calabria o la Sicilia, tale differenza diventa ancora più ampia, arrivando al 32% (figura 3)

Gli studenti che raggiungono i traguardi di Inglese Reading e Listening nel tempo invece aumentano, ma la differenza tra il Nord Ovest e Sud e Isole è pari al 20% a sfavore del Sud e Isole per Inglese lettura e addirittura del 31% per Inglese ascolto.

Figura 3a: Studenti che raggiungono i traguardi in Italiano nel 2022

Figura 3b: Studenti che raggiungono i traguardi in Matematica nel 2022

Passando alla scuola secondaria di secondo grado non si può non considerare la canalizzazione nelle varie tipologie di indirizzo. Questo fattore però, almeno per la seconda classe, non dovrebbe far perdere di vista il fatto che trattandosi di biennio comune dell’obbligo, tutti gli studenti dovrebbero arrivare al termine della seconda superiore in condizioni simili, in termini di competenze minime, indipendentemente dalla tipologia di indirizzo scelta, visto e considerato che si tratta in questo caso di competenze di base. Tale discorso però dovrebbe valere anche per l’ultima classe della scuola secondaria di secondo grado. Uno studente che si appresta a entrare nel mondo del lavoro o universitario o che semplicemente entra a far parte a pieno titolo della società dovrebbe terminare il ciclo scolastico con un livello di competenze di base almeno sufficiente, quelle competenze i cui traguardi sono previsti dalle Indicazioni nazionali e dalle Linee guida rilasciate dal Ministero dell’istruzione.

Come è possibile osservare nella Figura 4 le differenze in termini di percentuali tra studenti che raggiungono almeno i traguardi minimi (dal livello 3 in poi per intenderci) nell’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado, sono molto geograficamente disomogenee (nella figura si confronta il Nord Ovest con Sud e Isole, ma la differenza è notevole anche quando si distinguono i Licei (Classici, Scientifici e Linguistici) dagli Istituti Professionali.

Figura 4: Percentuale di studenti che raggiunge almeno il traguardo minimo per Italiano all’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado

I due ultimi aspetti sui quali ci soffermiamo, rappresentano due facce della stessa medaglia, ovvero gli studenti eccellenti e gli studenti fragili.

Si è parlato prima di equità affrontando il tema della variabilità tra classi e tra scuole, e in termini di studenti low performer; un sistema scolastico equo è sicuramente quello che sostiene e migliora la situazione degli studenti cosiddetti fragili, ma che al contempo promuove gli studenti eccellenti.

Soffermandoci all’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado, definiamo fragili, attraverso i dati INVALSI, quegli “allievi che in tutte le materie osservate (Italiano, Matematica, Inglese ascolto e Inglese lettura) raggiungono traguardi molto lontani da quelli attesi dopo tredici anni di scuola”. Tale indicatore, definito anche “dispersione implicita”, rileva quegli allievi che non hanno abbandonato la scuola nel senso formale del termine, ma che hanno raggiunto l’ultimo anno con competenze in linea con quelle previste al termine del primo ciclo scolastico, come se avessero attraversato cinque anni di scuola superiore totalmente “impermeabili” all’insegnamento.

Le eccellenze invece, definite attraverso i dati INVALSI, rappresentano “quegli allievi che raggiungono almeno il livello 4 in Italiano e Matematica e il traguardo B2 in Inglese lettura e in Inglese ascolto”.

Entrambe queste categorie di studenti presentano una variazione nel tempo a livello nazionale molto simile e nella direzione opposta a quella auspicabile: la dispersione implicita aumenta passando dal 7.5% del 2019 al 9.8% del 2021 e al 9.7% del 2022, mentre la quota di eccellenze diminuisce passando dal 18% del 2019 al 14% degli ultimi due anni.

La distribuzione a livello regionale ancora una volta però mostra delle differenze molto marcate, soprattutto per quanto riguarda la dispersione implicita.

Figura 5: Dispersione implicita per regione all’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado nel 2019 e nel 2022

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