Vizi e virtù digitali

Emiliano Mandrone richiama l’attenzione sulle opportunità e le insidie che si accompagnano ai nuovi traguardi raggiunti dalla scienza e sostiene che per comprendere i nuovi fenomeni e le relazioni cui daranno luogo le categorie del passato dovranno essere aggiornate, altre dovranno essere create, altre ancora verranno da se. Per barcamenarsi in ambiti complessi, più che complicati strumenti di navigazione, sarà utile tenere a mente la Storia per evitare di ripetere gli errori più gravi del passato.
Vizi e virtù digitali
Emiliano Mandrone richiama l’attenzione sulle opportunità e le insidie che si accompagnano ai nuovi traguardi raggiunti dalla scienza e sostiene che per comprendere i nuovi fenomeni e le relazioni cui daranno luogo le categorie del passato dovranno essere aggiornate, altre dovranno essere create, altre ancora verranno da se. Per barcamenarsi in ambiti complessi, più che complicati strumenti di navigazione, sarà utile tenere a mente la Storia per evitare di ripetere gli errori più gravi del passato.
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Le conseguenze del cambiamento tecnologico pervadono tutti gli aspetti della nostra vita, dal lavoro ai redditi, dalla scuola alla democrazia. Non a caso l’Ocse ha promosso l’indagine How’s Life in the Digital Age?

La tecnologia è sempre più una scatola nera. Qualcuno riusciva a riparare l’auto o la lavatrice: ora è praticamente impossibile. Il funzionamento di uno smartphone o di una intelligenza artificiale (AI) è imperscrutabile ai più. Questa professione di fede comporta una progressiva perdita di controllo. La storia insegna che esiste una relazione diretta tra ignoranza e paura, e ciò genera una domanda di r/assicurazione spesso evasa dal soprannaturale. Oggi, il bisogno del trascendente viene soddisfatto sempre più dai prodotti digitali che – come gli occhi dei Santi nelle Chiese – sembrano rivolgersi proprio a noi. Il ruolo che vanno assumendo per l’individuo i device è di crescente dipendenza, in qualche caso di insana inversione dei ruoli tra master e slave: la macchina servente sta lasciando il posto al deus ex machina?

Già Asimov ed ora Bratton trovano similitudini tra il Dio dei Cristiani, degli Ebrei e dei Musulmani e Google, Facebook, Whatsapp. Rispondono, infatti, alle medesime domande e agli stessi bisogni, grazie a Virtù Digitali: Immanenza (essere nella nostra vita), Trascendenza (essere fuori dalla vita reale), Ubiquità (essere ovunque), Rapporto speciale (è tutto per te), Misericordia (ti fa star bene, risolve), Preveggenza (ti anticipa, ti indica la via), Transfert (il tramite), Fede (affidabilità, fiducia) e poi Liturgia (riti, comunità); Chiesa (sistema operativo, community); Sacerdoti (master, amministratori).

Non mancano pure i Vizi Digitali: Ira (hater), Invidia (fake), Perdizione (news feed) Superbia (like), Maldicenza (ranking), Cupidigia (in un recente esperimento due macchine dotate di algoritmi di apprendimento, gli strumenti matematico-statistici su cui l’AI si basa, invece di competere sui prezzi si sono messe d’accordo senza lasciar traccia, ovvero hanno trovato il modo per fare un cartello che tenga alti i prezzi e massimizzi i profitti: in altri termini, le AI hanno colluso come due qualsiasi imprenditori di successo).

Harari vede la questione in termini simili ma da una prospettiva diversa: “Qualche tempo fa sono andato con mio nipote di sei anni a caccia di Pokémon. Mentre camminavamo per la strada, lui continuava a guardare il suo smartphone che gli permetteva di individuare i Pokémon che ci circondavano. Non ho visto nessun Pokémon perché non avevo uno smart-phone. Poi abbiamo visto altri due ragazzi per strada che stavano cacciando gli stessi Pokémon e abbiamo quasi litigato con loro per prenderli. Mi ha colpito quanto la situazione fosse simile al conflitto tra ebrei e musulmani sulla città di Gerusalemme. Quando guardi intorno a te, tutto ciò che vedi sono pietre e edifici. Non c’è santità da nessuna parte. Ma se guardi attraverso smart-book (Bibbia o Corano) vedi ovunque angeli e demoni”.

Quelli che ballavano erano visti come pazzi, da quelli che non sentivano la musica (Nietzsche). È ricorrente nella Storia considerare una pittura diversa, una musica dissonante o idee stravaganti come arte degenere e contrastarla. Non ripetiamo l’errore fatto con Van Gogh, i Beatles o Galileo con chi apprezza opere digitali che non capiamo. I contenitori sono nelle nostre tasche e richiedono contenuti che si alimentano di quella cultura, arte e creatività che alcuni volevano frettolosamente abbandonare. Tech loves arts!

Le dimensioni contano: la capacità di calcolo del programma Apollo sta oggi in un conta-passi; il tempo di raddoppio dei dati fin ora creati è 12 mesi, ma fra 5 anni sarà di solo 12 ore; si creano al minuto 1022 byte di dati; la velocità della Rete 5G renderà possibile ogni applicazione; la mole di segnale (e disturbo) che sì genera è enorme; decisivo sarà il data mining: la capacità di estrarre valore dai big data.

I data-broker hanno trovato il nuovo Klondike: i dati, miniere che anziché esaurirsi, ogni giorno, crescono. Non solo, la loro interazione genera un moltiplicatore informativo enorme e infinite possibilità di utilizzo. Eraclito sosteneva la ricerca dell’inaspettato, qualcosa di simile alla serendipity, la capacità di riconoscere l’inatteso (America, Penicillina, Viagra™). Dati e informazioni prodotti per un fine generano sottoprodotti a volte di maggior valore. Per la legge dei grandi numeri, l’inattesa scoperta è qualcosa di più di un piacevole coincidenza, è un valore atteso. I tracciati dei gps saranno certamente utili per scegliere dove aprire un bar o per modificare l’orario delle scuole, ma sicuramente celano altre relazioni causali.

Siamo in una profonda transizione in cui convivono ancora il pilota di drone e la carriola, il grafene e il mechanical turk. La confusione è tratto comune dei tempi di passaggio: quando il salto che fa compiere la scienza non è accompagnato da una equivalente elaborazione culturale, l’evoluzione inciampa. Solo la cultura e l’educazione possono conciliare progresso e benessere. Va trovata una sintesi diversa rispetto a quella raggiunta nel mondo analogico tra quello che è tecnicamente possibile e quello che è socialmente accettabile come accade in genetica, medicina o fisica dove “scienza e coscienza” viaggiano insieme.

In qualche modo il mondo digitale segue la meccanica di propagazione del degrado descritta da Wilson e Kelling nella teoria delle finestre rotte: se un ambiente urbano è deteriorato, sporco, cadente ciò concorre ad alimentare ulteriore incuria, così se un social ospita l’insulto, la fake news, il rancore … ciò amplifica il degrado. Dopo 30 anni, anche il creatore di internet Berners-Lee ritiene necessaria una grande riforma. Perfino Zuckerberg afferma che l’autoregolamentazione non basti più per evitare la deriva del web e chiede aiuto ai governi che, nel frattempo, magari ha tentato di sobillare.

Molti sono i dilemmi prodotti dalla interazioni con l’AI e i Robot che si dovranno risolvere: dalla “guida autonoma” che deve avere le istruzioni su chi salvare in caso di incidente tra pedoni e conducente” al “conflitto” tra pilota auto-matico e comandante dell’aereo. Notava Hawking “Se non ci prepariamo a gestirla per evitarne i rischi potenziali, l’AI potrebbe essere il peggior evento della storia della civiltà” e a commento del caso Cambridge Analytica Sundar Pichai (Ceo di Google) ammette “ci sono fondate preoccupazioni”.

Il web e gli smartphone sono ormai più video che audio. Si combatte una guerra iconoclastica, in cui il dato è soprattutto immagine e l’immagine è valore, ovvero denaro. Si pensi alla retribuzione dei contenuti del web: una persona che inciampa ottiene più visualizzazioni (e introiti) di un video del National Geographic. In questo quadro, sarà difficile costruire metriche valoriali che premino la qualità (anziché l’audience). Questo disordine avrà forti effetti su lavoro, istruzione, etica.

Dunque, nella società liquida è molto più difficile identificare i fattori di produzione rispetto alla società industriale, in particolare la creazione del valore sfugge alle logiche del passato e le funzioni di produzione diventano effimere. I dati sono ora lavoro ora capitale. I dati sono sia prodotti sia materie prime. Il dato come costituente elementare, materiale staminale. Parafrasando Sraffa: produzione di dati a mezzo di dati.

In tal senso l’informatica giuridica dovrà, da un lato, ingegnerizzare la disciplina cogliendo la potenzialità che il machine learning potrà dare all’analisi legale e, dall’altro, dovrà affrontare nuove fattispecie giuridiche, inerenti un piano di contenzioso aggiuntivo, frutto delle interazioni con tecnologie pervasive di tutta la nostra esistenza, sebbene talvolta invisibili.

Barca chiede di riconquistare una sovranità collettiva sui dati con hub, motori di ricerca e social pubblici, un data-driven etico. Lo Stato – per prevenire il disagio e guidare il cambiamento – dovrebbe far uso del social data mining per correggere il pronostico statistico infausto, prima che si realizzi. Invece, ancora una volta, lo Stato compare solo nel finale, come garante di ultima istanza, come soluzione ad un (altro) fallimento del mercato, per tenere insieme i cocci (e socializzare i costi), come sostengono sia Franzini sia Tamborini.

Profeticamente nella Cappella Sansevero, accanto al Cristo Velato c’è una statua, voluta dal visionario, massone e alchimista Raimondo di Sangro tre secoli fa: il disinganno “un uomo che cerca con uno sforzo supremo di districarsi da una fitta rete che l’avviluppa tutto” (Serao).