Le molteplici dimensioni delle disuguaglianze sociali: l’evidenza italiana

Giovanna Scarchilli esamina un aspetto trascurato negli studi sulle disuguaglianze sociali: l’interdipendenza fra le varie dimensioni di benessere. Riferendosi alla nota e quanto mai attuale relazione fra redditi bassi e altre forme di deprivazione, Scarchilli chiarisce il fondamento statistico di tale relazione, calcolando la correlazione fra i ranghi occupati lungo quattro dimensioni di deprivazione dagli individui residenti in Italia fra il 2007 e il 2018. Il principale risultato è che una quota non irrilevante e crescente di popolazione risulta deprivata lungo tutte le dimensioni.
Le molteplici dimensioni delle disuguaglianze sociali: l’evidenza italiana
Giovanna Scarchilli esamina un aspetto trascurato negli studi sulle disuguaglianze sociali: l’interdipendenza fra le varie dimensioni di benessere. Riferendosi alla nota e quanto mai attuale relazione fra redditi bassi e altre forme di deprivazione, Scarchilli chiarisce il fondamento statistico di tale relazione, calcolando la correlazione fra i ranghi occupati lungo quattro dimensioni di deprivazione dagli individui residenti in Italia fra il 2007 e il 2018. Il principale risultato è che una quota non irrilevante e crescente di popolazione risulta deprivata lungo tutte le dimensioni.
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È ormai opinione generalizzata che le disuguaglianze sociali si manifestino attraverso molteplici fenomeni. Una fonte nota a tutti coloro che studiano le disuguaglianze sociali in economia è il rapporto della Commissione sulla misurazione della performance economica e il progresso sociale, stilato da Stiglitz, Sen e Fitoussi nel 2009. Questo documento, pur essendo incentrato sulla problematica della misurazione del benessere di una società piuttosto che, specificamente, sul tema delle diseguaglianze, contiene una riflessione ed un’accurata analisi riguardo ciò che determina una vita dignitosa e libera da disagi per ogni individuo. I tre autori sostengono che il reddito da solo non è sufficiente a spiegare lo stato di benessere degli individui e, quindi, delle nazioni, e riflettono su come vari aspetti del benessere delle persone, ad esempio, la salute, l’accesso all’istruzione o a un’abitazione dignitosa, le incertezze connesse alle condizioni di lavoro, siano da tenere necessariamente in conto, insieme al reddito, per descrivere lo stato di benessere di una società.

Pur consapevoli che le disuguaglianze sociali non sono osservabili unicamente al livello individuale ma sono legate anche a meccanismi che agiscono a livello aggregato e derivano dai rapporti di forza all’interno delle società, di seguito proponiamo i risultati di un’indagine sulle relazioni fra le varie dimensioni delle disuguaglianze fra individui.

Il realizzarsi di situazioni di deprivazione cumulata, ovvero la concomitanza di deprivazione registrata in relazione a varie dimensioni di benessere, è un chiaro indizio dell’esistenza di un certo grado di interdipendenza fra tali dimensioni. La misura di tale interdipendenza può quindi essere un utile parametro per comparare diversi sistemi di welfare. Più uno stato sociale è in grado di garantire l’accesso universale a diritti quali l’istruzione, l’abitazione e il lavoro indipendentemente dal livello di reddito di un individuo, minore sarà il grado di interdipendenza osservato fra tali aspetti.

L’approccio utilizzato per osservare il “grado di dipendenza” che vi è fra le varie dimensioni delle disuguaglianze è ispirato dai lavori di Koen Decancq (Decancq, “Copula-based measurement of dependence between dimensions of well-being”, Oxford Economic Papers, 2014 e Decancq, “Measuring cumulative deprivation and affluence based on the diagonal dependence diagram,” METRON, 2020), che presentano l’utilizzo di tecniche di stima della “funzione copula” e il conseguente calcolo di indici di dipendenza multidimensionale. Con tale tecnica, misurando il grado di concordanza statistica fra due o più serie di dati, è possibile quantificare la dipendenza che intercorre fra esse, spiegandone le variazioni in forma congiunta.

L’utilizzo di tale tecnica negli studi socioeconomici si sta rivelando di notevole interesse. Il vantaggio dell’uso della funzione copula è che permette di confrontare dimensioni che hanno unità di misura completamente differenti, poiché non si guarda agli esiti che ciascun individuo presenta rispetto ad ogni dimensione, ma si fa uso delle posizioni relative (i ranghi) occupate dagli individui nella distribuzione delle varie dimensioni. Queste posizioni rappresentano le distribuzioni marginali (rispetto ad ogni dimensione) di ogni componente della funzione copula, mentre la copula descrive la probabilità riferita a varie combinazioni di posizioni valutate rispetto a tutte le dimensioni prese congiuntamente.

Le dimensioni delle disuguaglianze sociali utilizzate nell’esercizio che presentiamo in questo articolo, e condotto sui microdati dell’indagine EU-SILC, sono il reddito disponibile familiare, le condizioni abitative, le condizioni lavorative, il livello di istruzione (le condizioni abitative sono valutate mediante un indicatore ottenuto tramite una media geometrica delle variabili dedicate alle condizioni materiali e qualitative della dimora rilevate in EU-SILC; la condizione lavorativa è basata sull’indicatore di intensità di lavoro definito da Eurostat e sul tipo di contratto di lavoro). Se osserviamo, ad esempio, la quota di popolazione collocata nel primo percentile della distribuzione di ciascuna dimensione, possiamo derivare la densità della funzione copula per tale combinazione di posizioni, ovvero, la quota di popolazione che si trova nel percentile più povero rispetto a tutte e quattro le dimensioni. La maggiore o minore frequenza di certe combinazioni di posizioni ci permette poi di valutare se fra le varie dimensioni coinvolte vi sia una relazione di dipendenza, in altre parole, se tali combinazioni risultano non essere casuali.

L’analisi si riferisce agli individui residenti in Italia di età compresa fra i 25 e i 59 anni, osservati nel periodo 2007-2018 e la figura 1 mostra l’andamento della quota di tale popolazione che si situa nel terzile più basso (ovvero nel terzo di popolazione più svantaggiato) per quanto riguarda tutte le quattro dimensioni sopraelencate.

Come appare evidente, la deprivazione cumulata rappresenta un fenomeno in crescita in Italia. Si osserva una brusca accelerazione dell’indice in concomitanza delle due recessioni consecutive e, dunque, a seguito dell’implementazione di politiche economiche di austerità. Si nota inoltre un aumento delle fluttuazioni tra il 2014 e il 2018, anni in cui sono state introdotte alcune riforme, in particolare nel mercato del lavoro. La deprivazione cumulata coinvolge una fetta di popolazione non indifferente. Quando si valuta il 33,3% più povero in tutte e quattro le dimensioni nel 2018, si contano circa 2,7 milioni di individui (poco più del 9% della popolazione di età 25-59). Ovviamente, se si considera la porzione di popolazione che si situa nel 10% più povero in tutte e quattro le dimensioni, i numeri scendono notevolmente: nel 2018 erano circa 100 mila gli individui compresi nel 10% più povero della “deprivazione cumulata”. La tendenza della popolazione deprivata suggerisce che dal 2014 in poi vi è stato un probabile aumento della dipendenza fra le quattro dimensioni di benessere considerate in questo esercizio.

Di seguito presentiamo un confronto fra la quota di popolazione in deprivazione cumulata e la quota di popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale, definita mediante l’indicatore AROPE di Eurostat, che si basa sull’interazione fra bassa intensità di lavoro (LWI), povertà monetaria (ARP) e deprivazione materiale (SMD). La figura 2 mostra la quota di persone in deprivazione cumulata caratterizzata da ciascuna delle condizioni di disagio sintetizzate dall’indicatore AROPE. Dalla figura si rileva una discreta, ma per nulla completa, sovrapposizione fra i due concetti, dal momento che il 75% dei “deprivati cumulativamente” risulta soffrire di almeno una delle forme di disagio incluse nell’AROPE, mentre solo il 15% soffre contemporaneamente delle tre problematiche sintetizzate dall’AROPE. Nonostante vi sia qualche sovrapposizione fra i concetti, va evidenziato come la deprivazione cumulata venga valutata considerando aspetti che l’indicatore AROPE non include, quali il livello di istruzione, il sovraffollamento nell’abitazione di residenza, il grado di precarietà del contratto di lavoro.

Per valutare il grado di dipendenza fra le dimensioni considerate, con la tecnica della funzione copula, abbiamo infine calcolato quello che viene definito da Decancq “indice di dipendenza diagonale” (DDI), che è una generalizzazione multidimensionale del coefficiente di correlazione per ranghi di Spearman. La figura 3 mostra l’evoluzione di tale indice nel periodo 2007-2018. Da tale calcolo emerge che la dipendenza fra reddito disponibile, condizioni abitative, condizioni lavorative e livelli d’istruzione osservati negli ultimi 10 anni fra i cittadini residenti in Italia di età 25-59 si mantiene costante a un valore pari a circa il 16% fra inizio e fine periodo, ma tocca valori intorno al 20% fra il 2013 e il 2015.

Non si può di certo escludere che a determinare le tendenze indicate abbiano concorso il ruolo trasversale delle politiche economiche di austerità e le riforme strutturali implementate negli anni della recessione post-crisi dei debiti sovrani, in particolare nel mercato del lavoro. Da questi risultati si evince che l’interdipendenza fra le dimensioni delle disuguaglianze sociali è un fenomeno molto diffuso che dovrebbe stimolare politiche economiche che agiscano su più aspetti della vita, allo scopo di ottenere una riduzione non solo delle situazioni di deprivazione lungo ciascuna dimensione, ma anche dell’interdipendenza fra le diverse dimensioni di disagio.

Concludiamo dunque ribadendo la necessità di prestare attenzione alla dipendenza interdimensionale che per la sua importanza nello studio e nella definizione delle disuguaglianze sociali. L’esistenza di fenomeni quali la deprivazione cumulata e la scarsa mobilità sociale, temi frequentemente affrontati sul Menabò, aggiunta all’emergenza sociale legata allo scoppio della pandemia da Covid-19, rinforza la necessità di intervenire a tutela delle fasce della popolazione più svantaggiate e maggiormente colpite dalle molteplici forme che assume il disagio economico-sociale.