ALL'INTERNO DEL

Menabò n. 214/2024

28 Aprile 2024

L’accoglienza dei migranti forzati. Facciamo il punto con il rapporto annuale del Centro Astalli 

Martina Caroleo e Annalisa Cicerchia sullo sfondo dei problemi con cui si misura l’accoglienza ai migranti forzati (richiedenti asilo e rifugiati) in Italia, leggono il recente Rapporto Annuale del Centro Astalli che fornisce dati e informazioni sui servizi e le attività del Centro: dai servizi di accompagnamento e di orientamento per l’inclusione sociale al sostegno economico. Questa esperienza, secondo Caroleo e Cicerchia, offre utili indicazioni per migliorare l’accoglienza ai migranti forzati nel nostro paese.

Lo scorso 18 aprile, il Centro Astalli che è la sede italiana del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati – JRS, ha pubblicato il Rapporto Annuale 2024. Il documento offre il quadro della situazione nel 2023 nell’ambito della seconda accoglienza rivolta ai richiedenti asilo e i rifugiati e offre l’opportunità di riflettere sulla situazione dell’accoglienza dei migranti forzati in Italia. 

L’accoglienza dei migranti forzati in Italia. La realtà dell’accoglienza dei migranti forzati in Italia è desolante, ma non sorprendente. È il prodotto di politiche sulla migrazione sempre più improntate al contenimento e alla criminalizzazione delle persone a cui si rivolgono, e non alla loro accoglienza strutturale e sistematica. 

Negli ultimi anni, gli interventi normativi, introdotti quasi sempre con decreti emergenziali, hanno depauperato i servizi predisposti alla seconda accoglienza, moltiplicando il numero delle strutture di prima accoglienza (ad esempio i Centri di Accoglienza Straordinaria – CAS) e aumentandone anche i periodi di permanenza concessi. I migranti, siano essi forzati, rifugiati, minori non accompagnati, vengono messi sempre più nella condizione di doversi guadagnare ciò che spetterebbe loro di diritto. Basti pensare alle lungaggini burocratiche dei procedimenti per l’emissione dei documenti utili alla loro permanenza nel Paese di accoglienza o al riconoscimento del loro status. E quand’anche riescono ad accedere all’accoglienza, si trovano di fronte ad un sistema che è totalmente volto al confinamento, e non anche all’integrazione. 

Il dibattito politico continua a mantenere l’attenzione sui centri di permanenza per il rimpatrio. Recentemente, si è discusso il progetto di aprirne di nuovi in Albania; su accordi e finanziamenti a Paesi terzi scarsamente democratici al fine di mantenere il problema lontano dai nostri territori e su interventi che limitino e ostacolino il soccorso in mare.

I migranti come minacciaLa tendenza è a raffigurare il migrante come una persona ostile, una minaccia per la popolazione, utilizzando ogni strumento per negarne la condizione di vulnerabilità e oscurare le potenzialità intrinseche ad un’accoglienza volta all’integrazione. 

Il messaggio trasmesso è che il paese è sotto attacco, vittima di un’invasione. Questa strategia passa anche dall’uso delle parole. Basti pensare alla parola “sbarco”, ripetuta tutto l’anno con picchi di frequenza tra maggio e ottobre. Il termine fa riferimento in maniera specifica alle “Operazioni di guerra per cui si sbarcano truppe e materiali su un territorio nemico o nella sfera di influenza nemica, per occuparlo o per controllarne i punti strategici”. La retorica dell’invasione, però, non trova conferma dai dati. L’Italia fa parte dei 4 paesi europei più coinvolti dai flussi migratori e che accolgono il circa 60% delle persone migranti che giungono in Europa, ma tra questi quattro non ha il primato dell’accoglienza. Infatti, i dati Eurostat documentano che nel 2021 la Germania ha accolto 439 000 persone (il 19% del totale della popolazione migrante venuta in Europa da Paesi Extra Europei) la Spagna 421 000 persone migranti (19%), L’Italia 248 000 (11%) e la Francia 238 000 (11%). In Europa, nel 2022, solo il 3% della popolazione era composto da cittadini extra europei. 

La penalizzazione surrettizia (e più spesso palese) dei migranti ha ricadute pesanti anche sui Servizi che ancora si propongono di offrire un’accoglienza strutturata. La conseguenza più significativa è che le persone che arrivano si trovano in uno stato di vulnerabilità ancora più esasperata.

A fronte del crescente e sistematico disinteresse delle istituzioni dello Stato ad affrontare in maniera organizzata una questione che ormai coinvolge l’Italia da più di trent’anni, è un Ente religioso, il Centro Astalli, che si occupa della maggior parte dei servizi a bassa soglia e di seconda accoglienza dei rifugiati in Italia. 

Le attività del centro Astalli. Nell’insieme delle sue sedi territoriali (Roma, Bologna, Catania, Grumo Nevano, Padova, Palermo, Trento, Vicenza), il Centro Astalli in un anno risponde alle necessità di 22.000 migranti forzati, di cui circa 11.000 nella sola sede di Roma.

Nel 2023, la sua rete ha assistito 1.295 rifugiati (+39% rispetto al 2022), distribuito 67.231 pasti (poco più di 46.000 nel 2022) a 2.626 persone (+25%), e 9.000 farmaci a 1.716 assistiti in ambulatorio, assicurato 3.074 azioni di orientamento legale a 712 utenti, e 9.777 visite mediche, di base e specialistiche (+15%) a 2.312 pazienti. Lo stato generale di fragilità dei rifugiati, effetto diretto delle strategie ostili in atto nel nostro Paese, che rendono più difficoltosa l’emersione e la cura tempestiva delle vulnerabilità, trova riscontro nelle quasi 10mila visite mediche, di base e specialistiche svolte presso il SaMiFo – Salute Migranti Forzati del Centro Astalli (+15% a fronte di un’utenza aumentata solo dell’1,6%). Su un totale di 235 persone accolte a Roma, 1 persona su 6 è stata vittima di tortura e violenza, e 1 su 5 ha una vulnerabilità sanitaria.

Si sono rivolti all’accettazione del Centro rifugiati di 70 nazionalità. Le prime cinque sono Somalia, Ucraina, Mali, Costa d’Avorio, e Guinea. La maggioranza degli accessi si registra nella fascia 18-29 anni. Le donne sono il 20%, in crescita rispetto al 2022.

I 2.626 frequentatori della mensa nel 2023 sono soprattutto uomini (86%), in maggioranza fra i 30 e 39 anni. Tra le 2.312 persone che hanno ottenuto assistenza sanitaria, le donne sono il 46%, in aumento rispetto al 2022. 

Oltre al sistema di accoglienza, ai rifugiati è garantito un insieme di servizi di accompagnamento e di orientamento per l’inclusione sociale, che annovera una scuola di italiano (nel 2023, 13 classi, per 200 beneficiari), uno sportello lavoro, che ha prodotto 1.344 azioni di orientamento al lavoro per 659 utenti. A 1.002 persone sono stati erogati contributi per il sostegno economico e le spese di formazione.

A questo impegno si sono accompagnati 18 progetti innovativi a supporto dell’integrazione e a contrasto della marginalizzazione, che si sono rivolti alle donne, al superamento del digital divide, e al lavoro, all’occupabilità e al diritto allo studio.

Importante anche l’impegno sul piano delle iniziative culturali, divulgative e di advocacy, a difesa dei diritti dei rifugiati.

Nel 2023 il Centro Astalli ha accolto nelle sue strutture 1.177 persone, seguendo un modello di intervento volto all’empowerment della persona e che mira all’integrazione sin dalle prime fasi. Uno degli strumenti per raggiungere questi obiettivi è il co-housing tra studenti universitari rifugiati e italiani. Con questa pratica si abituano i soggetti coinvolti all’incontro e alla conoscenza, favorendo l’abbattimento dei pregiudizi. 

Saper parlare la lingua del Paese di accoglienza garantisce accesso all’istruzione, alla formazione professionale, al lavoro e alla socialità, essenziali nella costruzione del percorso verso l’autonomia e di una dimensione concreta di cittadinanza. Per questo il Centro Astalli continua ad investire sul servizio della scuola, che costituisce la possibilità di realizzare progetti per il futuro. Nel corso dell’anno, il servizio di accompagnamento all’autonomia a Roma ha sostenuto 659 persone. Autonomia che si declina, non solo nella formazione scolastica o professionale, ma anche nell’indipendenza economica. 

Costituisce un altro nervo scoperto il problema dell’abitare. Per chi esce dal sistema di accoglienza trovare casa è sempre più arduo, spesso aggravato dall’assenza di reti di comunità solide sul territorio e dallo stigma criminalizzante che accompagna i rifugiati nel discorso pubblico. Molti migranti si trovano in condizioni di disagio estremo su questo tema. Il Centro Astalli ha provato ad affrontare il problema cercando di favorire il raggiungimento di una stabilità lavorativa e abitativa e in generale degli strumenti (non solo economici) per orientarsi nel mercato della casa.

Riflettendo su queste esperienze. L’esempio del Centro Astalli come realtà di accoglienza ci può guidare nel definire quelli che dovrebbero essere i prossimi passi per poter affrontare il tema della migrazione con dignità e onestà intellettuale. 

Innanzitutto, è necessario liberarsi di un modello colpevolizzante e incriminante, oltretutto inefficace, e lasciare spazio ad una strategia diretta alla comprensione del problema. Accettare e comprendere che le soluzioni alla questione della migrazione non implicano necessariamente una rinuncia da parte del Paese accogliente, ma, anzi, il più delle volte portano a situazioni in cui il bene dell’altro favorisce il bene della nostra società (ad esempio, dal punto di vista demografico, della penuria di risorse attive nel mercato del lavoro, dello spopolamento, ecc). 

Sarebbe utile, poi, impiegare i fondi previsti per i centri per il rimpatrio che essendo contenitivi e basta costituiscono una spesa a fondo perduto, in centri di inclusione, mediazione culturale, in occasioni di formazione, in Servizi Sanitari dedicati alle vulnerabilità specifiche dei migranti. 

Infine, bisognerebbe coinvolgere tutti gli attori sociali (cittadini, terzo settore, enti pubblici ed enti privati) in un’ottica di corresponsabilità, in modo da favorire l’incontro e la conoscenza reciproca per arrivare ad un sistema di collaborazione e non più di sola accettazione marginale. 

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