ALL'INTERNO DEL

Menabò n.176/2022

18 Luglio 2022

Reddito di Cittadinanza e Natalità
Giuseppe Pio Dachille e Maria De Paola si chiedono se il Reddito di Cittadinanza abbia avuto effetti sulla natalità e illustrano i risultati di una loro analisi dalla quale risulta che li ha avuti e di segno positivo.
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Il dibattito politico e pubblico sul Reddito di Cittadinanza è centrato quasi esclusivamente sugli effetti che esso produce sulla partecipazione al mercato del lavoro, tuttavia le dimensioni che potrebbero risultarne influenzate sono molteplici ed includono aspetti non meno importanti dal punto di vista sia individuale che sociale. Vi sono infatti numerosi studi che mostrano come la garanzia di un reddito minimo alle famiglie economicamente svantaggiate abbia ripercussioni positive sulle condizioni di salute, gli investimenti in istruzione e formazione, le scelte di formazione della famiglia, ecc.

In quanto segue proponiamo un’analisi dell’impatto del RdC sulla natalità. Il supporto economico ottenuto dalle famiglie può generare un effetto reddito che dal punto di vista teorico può sia aumentare che diminuire il numero di figli desiderati. L’evidenza empirica, fino a non molti anni fa abbastanza chiara nel mostrare una relazione negativa tra livelli di reddito e natalità è divenuta recentemente più ambigua. Infatti, mentre in passato una relazione inversa si riscontrava sia considerando paesi diversi che all’interno dello stesso paese, attualmente la relazione è ancora negativa se si confrontano paesi ricchi e paesi poveri, ma tra i paesi sviluppati essa non è più presente o è diventata positiva (se si considerano i paesi OCSE si nota che quelli più ricchi hanno anche tassi di natalità maggiori). Inoltre, spesso si osserva che le famiglie con redditi più alti hanno un numero maggiore di figli e alcuni studi mostrano che l’impatto causale di un aumento di reddito sulla propensione ad avere figli è positivo.

Nella nostra analisi, allo scopo di comprendere se il RdC abbia incoraggiato le donne ad avere più figli, abbiamo incrociato le informazioni sui richiedenti RdC e sulle nascite dalle banche dati INPS, e abbiamo comparato la probabilità di avere un figlio nel periodo che va dal 2019 al 2021 delle donne che hanno ricevuto il beneficio e delle donne che pur avendolo richiesto ne sono state escluse (poiché il loro reddito familiare era di poco al di sopra della soglia prevista per l’accesso alla misura).

Per identificare l’effetto della politica sulla variabile di interesse usiamo una tecnica nota come “Regression discontinuity design” che sfrutta il fatto che i nuclei familiari possono accedere al RdC solo se alcuni indicatori di condizioni socio-economiche sono al di sotto di certe soglie. Infatti, oltre ai requisiti di residenza, il reddito e la ricchezza delle famiglie richiedenti non devono superare alcuni valori massimi. Fatta eccezione per il reddito familiare, che è soggetto a una serie di scorpori e adeguamenti, la verifica ex-ante del soddisfacimento degli altri requisiti è piuttosto facile, tant’è che la gran parte delle domande ricevute li soddisfa. Pertanto, nella nostra analisi abbiamo considerato come fattore discriminante il reddito familiare (il 73% delle domande soddisfa la soglia) e abbiamo operato in base all’ipotesi che gli individui appartenenti a nuclei con reddito familiare pari o di poco inferiore alla soglia (che hanno ottenuto il beneficio) siano molto simili e, quindi comparabili, ai nuclei familiari con reddito di poco superiore alla soglia (che sono stati esclusi dalla misura).

Per capire se la principale ipotesi alla base dell’approccio RDD (cioè che gli individui che si collocano appena sopra e appena sotto la soglia siano comparabili), abbiamo confrontato le caratteristiche osservabili dei due gruppi e dalla nostra analisi non risultano esserci differenze statisticamente significative. L’unica caratteristica per la quale beneficiari e non beneficiari sembrano essere distribuiti attorno alla soglia in modo non bilanciato è la residenza, con una frazione maggiore di percettori meridionali rispetto alle altre regioni. Pertanto, nelle nostre stime controlliamo per tutte le caratteristiche osservabili inclusa l’area di residenza. Inoltre, allo scopo di evitare ogni possibile distorsione abbiamo condotto anche stime separate tra sud e resto delle regioni italiane.

Le domande considerate sono quelle accolte o respinte entro giugno 2019. La focalizzazione su questo gruppo è tesa a includere, tra i percettori, coloro che hanno incominciato a ottenere il beneficio nello stesso periodo e, tra i richiedenti non percettori, i soggetti che hanno ricevuto l’esito di reiezione nel medesimo lasso temporale. Inoltre, selezioniamo soltanto quei nuclei familiari il cui esito di accoglimento o reiezione sia dipeso esclusivamente da motivazioni “economiche” (escludiamo, ad esempio, le reiezioni dovute al mancato soddisfacimento dei requisiti di residenza e cittadinanza) e, come già specificato, ci focalizziamo soltanto sulle domande accolte o respinte per il requisito del reddito familiare, escludendo tutte le domande presentate che non soddisfano gli altri requisiti economico-patrimoniali. Non avendo nei dati INPS informazioni sui padri, da questo campione escludiamo gli uomini e ci concentriamo esclusivamente sulle donne in età fertile, tra 16 e 45 anni.

Le nostre stime mostrano che le donne beneficiarie di RdC hanno una maggiore probabilità di concepire un figlio rispetto alle donne richiedenti che sono state escluse dal beneficio. Come si può notare dal Grafico esemplificativo sottostante, dove sull’asse delle ascisse è indicata la differenza (in euro) rispetto alla soglia di reiezione e sull’asse delle ordinate invece è rappresentata la probabilità di concepire un figlio nel biennio successivo all’esito della domanda di RdC, considerando una distanza dalla soglia di 200 euro, la probabilità media di concepimento è mediamente più elevata per le donne la cui domanda è stata accolta.

Fonte: elaborazioni degli autori da dati INPS

Dalle stime del modello, una volta che controlliamo per una serie di caratteristiche individuali (età, età al quadrato, area di residenza, numero dei componenti del nucleo familiare e numero dei disabili presenti nel nucleo), l’effetto puntuale è di circa 1,1 punti percentuali ed è concentrato soprattutto tra coloro che risiedono in città più grandi. L’effetto è trainato dalle donne residenti al sud (+2,6 punti percentuali), mentre al Nord l’effetto non risulta statisticamente significativo. Ciò potrebbe essere dovuto a norme sociali più tradizionali che rendono gli individui più propensi ad avere figli e più reattivi a miglioramenti nella loro condizione economica.

Nell’interpretare questi risultati è importante considerare che ci focalizziamo su percettori la cui domanda è stata accolta con un margine ridotto allo scopo di confrontarli con non-percettori “simili”; per i percettori, dunque, il beneficio ricevuto sarà altrettanto contenuto, in quanto il calcolo dell’importo è ottenuto come differenza dalla soglia reddituale. Pertanto, l’effetto che noi individuiamo potrebbe non tanto dipendere dall’integrazione di reddito in sé quanto piuttosto dalla riduzione dell’incertezza derivante dalla presenza di un sostegno di ultima istanza da parte dello Stato, rivolto a fasce di popolazione plausibilmente a rischio di marginalità ed esclusione sociale, oppure, come evidenziato da una recente indagine dell’INAPP, dal fatto che beneficiare del RdC accresce il senso di fiducia nel futuro. Si noti, inoltre, che l’impatto non è generalizzabile a tutti i percettori di RdC, ma fa riferimento solo a quelli che non sono troppo lontani dalla soglia di reddito familiare considerata come requisito per l’accesso. Coloro che sono in condizioni di ancora maggiore difficoltà potrebbero reagire sia in maniera più accentuata, poiché ricevono una integrazione di reddito più consistente, sia in modo attenuato, poiché si tratta di soggetti in condizione di forte marginalità.

* Questo articolo esce in contemporanea su lavoce.info (www.lavoce.info)

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